L'ex pm di Roma, Luca Palamara

Nel frattempo il gup di Perugia ha disposto accertamenti tecnici irripetibili sul contenuto dei 20 file presenti sul server Rcs di Napoli

Caso Palamara, la Procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone ha trasmesso a Firenze le dichiarazioni sull’ex capo della Procura umbra, Luigi De Ficchy. Quest’ultimo è colui che ha iscritto nel registro degli indagati lo stesso Luca Palamara per corruzione, e che ha disposto che venisse inoculato il trojan sul cellulare dell’ex magistrato. Secondo quanto riporta il quotidiano La Verità, nell’articolo a firma di Giacomo Amadori, il procuratore aggiunto di Firenze, Luca Turco ha aperto un fascicolo di inchiesta («contro noti», riferisce il giornale diretto da Maurizio Belpietro) e giovedì scorso ha convocato Palamara.

A lui ha chiesto delucidazioni in merito ai rapporti di De Ficchy con Fabrizio Centofanti. Chi è Centofanti? E’ il presunto corruttore di Palamara, arrestato a febbraio del 2018. A questo punto, l’indagine sui rapporti tra l’allora procuratore capo di Perugia e Centofanti, potrebbe ribaltare la situazione, «trasformando» Palamara da accusato a parte offesa, per le intercettazioni con il trojan.

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Nel frattempo, il gup di Perugia, Piercarlo Frabotta, «al fine di decidere sulla richiesta di perizia avanzata dalla difesa di Luca Palamara», ha disposto che vengano svolti accertamenti tecnici irripetibili sul contenuto dei 20 file presenti sul server ‘di transito’ Rcs di Napoli e riconducibili all’ex consigliere del Csm. La decisione è arrivata ieri, al termine dell’udienza preliminare in corso nel capoluogo umbro. Il gup ha quindi dato come termine per gli accertamenti il 15 giugno e ha rinviato l’udienza al 17 dello stesso mese per ascoltare gli esperti della polizia postale incaricati di svolgerli.

«Noi siamo soddisfatti – ha detto il difensore di Palamara, l’avvocato Benedetto Buratti – perché secondo noi ogni accertamento non potrà che confermare quanto già è stato accertato, ossia che questa intercettazione è stata sottratta totalmente al controllo dell’autorità giudiziaria. Noi abbiamo evidenze di file di log e di un funzionamento del trojan anche dopo l’ordine di spegnimento da parte della procura di Perugia . Evidentemente il captatore poteva ricevere comandi di spegnimento e accensione del microfono non solo dalla procura di Perugia e quindi dalla polizia giudiziaria ma probabilmente anche da qualcun altro visto che ha continuato a ricevere impulsi. A questo punto francamente non possiamo escludere nulla. Ora la Procura di Firenze e il giudice di Perugia vogliono approfondire e noi ne siamo molto contenti, anche se riteniamo che già ci siano tutti gli elementi per dichiarare tutto inutilizzabile».

Sulla questione delle intercettazioni la polizia postale, su disposizione delle procure di Napoli e Firenze, ha svolto nelle settimane scorse una ispezione al server di Napoli della Rcs, la società incaricata dai pm di Perugia di svolgere le intercettazioni, dalla quale sarebbe emerso un contatto, datato 8 settembre 2019, che arriva dal trojan inserito nel cellulare di Palamara al server di Napoli, come se ci fosse stato un impulso dopo che le attività di intercettazioni si erano concluse il 30 maggio dello stesso anno. Per il collegio difensivo e dell’ex consigliere del Csm le intercettazioni sono quindi «da ritenere inutilizzabili» mentre di parere contrario è la Procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, secondo cui sono da considerare «legittime perché rispecchiamo i criteri e sono state fatte in modo rituale».

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