Egidio Giordano

L’avvertimento di stampo squadrista

di Giancarlo Tommasone

Su Facebook la minaccia di Egidio Giordano alla libera informazione. Il leader di Insurgencia, e assessore alla Cultura della III Municipalità, con un atteggiamento squadrista e fascista, lo scorso 15 dicembre, scrive sulla propria bacheca: «Quelli che ci attaccano hanno nei loro curriculum vicinanza, prossimità, compromissione con i partiti del centro destra e del centro sinistra e tutta questa loro acredine è solo la bava alla bocca di chi è stanco di stare fuori dai giochi e vuole tornare al potere per ricominciare a sbranare la città. E’ un fatto che su di noi, nonostante ci siano persone che letteralmente ci pedinano, non siano riusciti a trovare niente di più che qualche post su fb contro Israele, una stanza affittata regolarmente e un pugno di altre banalità. Da oggi, dal momento che vi conosciamo uno per uno cominceremo a raccontare alla città quali sono le vostre nobili biografie». L’ultima, in particolare, è una dichiarazione inaccettabile, tanto più che Giordano è un rappresentante delle istituzioni e non può mettere sullo stesso livello i giornalisti liberi della città, e un assessore del Comune, piuttosto che un assessore municipale. Non esistono solo i giornalisti che piacciono a Giordano, vale a dire quelli che gli riportano pedissequamente le dichiarazioni e i comunicati, e che applaudono lui e la sua compagna. Il giornalismo è altro, è pubblicare quello che gli altri non vogliono sia reso pubblico. E’ così e sarà sempre così. E le minacce di Giordano sono ridicole e risibili. Sarebbe opportuno che i direttori dei quotidiani che si sono occupati delle vicende di Insurgencia, vale a dire Il Mattino, Il Corriere del Mezzogiorno, la Repubblica, il Roma, stigmatizzassero questa minaccia, che è una minaccia da regime sudamericano. Che, attenzione, non è quello cubano, a cui Insurgencia si rifà, ma è quello di Pinochet e dei dittatori che usano i dossier per avvelenare il dibattito pubblico e per intimorire i cronisti. Ci rivolgiamo, infine, all’Ordine dei giornalisti e al sindacato perché tuteli in ogni sede la libera informazione cittadina e per tutelare tutti i colleghi che hanno fatto solamente il loro mestiere, scrivendo non di privati cittadini, ma di due soggetti politici che hanno responsabilità, ruoli e incarichi pubblici.

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