di Giancarlo Tommasone

Abbiamo più volte parlato della crisi interna che attraversa il movimento deMa, in cui, è lapalissiano, è in atto una vera e propria scissione, che vede da una parte la base arancione, dall’altra gli esponenti di Insurgencia, centro sociale, di cui la nostra testata si è ampiamente occupato. In verità sul piano numerico, gli «storici» dell’associazione presieduta da Luigi de Magistris, sono ampiamente in vantaggio. Li penalizza però il fatto che i «compagni di poltrona» di Via Vecchia San Rocco, abbiano in mano il pallino del gioco (di sponda, è naturale), supportati da quello che è considerato l’uomo solo al comando di Palazzo San Giacomo, il colonnello Attilio Auricchio, ispiratore della politica del sindaco, capo di Gabinetto e direttore generale del Comune.

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La cosa, è ovvio, crea scompenso proprio a Piazza Municipio e nel gruppo consiliare di deMa. Abbiamo raccolto, in merito, le considerazioni del consigliere Claudio Cecere, che stando a quanto risulta a Stylo24, sarebbe in procinto di uscire dal gruppo. Altro nome in uscita è quello di Laura Bismuto, che però, ha declinato l’invito a intervenire sull’argomento, affermando di non gradire la nostra linea editoriale.

Consigliere Cecere, abbiamo scritto che è in procinto di lasciare il gruppo deMa, conferma questa circostanza?
«Diciamo che, in parte, è falsa, non è esatta come ricostruzione, perché, per me le battaglie si fanno dall’interno».
Se, come dice, la nostra ricostruzione è in parte ‘falsa’, ‘inesatta’, è esatta e vera per la parte rimanente. Ma facciamo così, le riformulo la domanda: cosa la spingerebbe, eventualmente, a lasciare?
«Ci sono delle cose che io non approvo, sicuramente. Secondo me il capogruppo (Rosario Andreozzi, insieme a Eleonora De Majo, espressione di Insurgencia, ndr) dovrebbe essere cambiato. Dopo la discussione sul Bilancio, ci era stato promesso che il capogruppo sarebbe stato cambiato, ma è passato più di un mese e mezzo e non è stato fatto; ciò sarebbe dovuto avvenire, giusto per una questione di rotazione».
Basterebbe frequentare Insurgencia per ricoprire il ruolo di capogruppo. Non trova?
«Sì, infatti. Certamente mentre gli altri sono appassionati alle poltrone, io una poltrona, se può essere chiamata tale, l’ho lasciata (si riferisce alle dimissioni da presidente della Commissione Giovani, ndr), proprio perché non mi interessa la logica del ‘poltronificio’. Io devo fare soltanto il bene dei territori, dei cittadini, perché ho altro da fare, e mangio col mio lavoro, non devo fare della politica una professione».
I riferimenti a Insurgencia sono chiari, ma passando al suo rapporto con de Magistris, com’è in questo momento?
«Diciamo che, se il sindaco dice: chi ha il mal di stomaco prenda il Maalox, posso dire che ringraziando Dio, non ho mai avuto mal di stomaco, né mal di pancia in vita mia e il Maalox se lo può prendere qualcun altro».
Questa è una frase detta all’ultima assemblea di deMa (che Stylo24 ha riportato), gliel’avranno raccontata visto che lei non c’era. Perché non ha partecipato alla riunione?
«Per le ragione che le ho esposto. Non sto condividendo la linea politica, perché per tutto il rispetto per Insurgencia, io non rappresento Insurgencia. Io vengo dal mondo dell’associazionismo cattolico, sono vicino alla Chiesa, appartengo al mondo moderato, che poco è stato considerato e che forse, con l’uscita di Lebro (consigliere che a maggio del 2017 è passato nelle fila dell’opposizione) è completamente scomparso».
Quindi si sente in minoranza?
«In netta minoranza. Anche se credo che molti la pensino come me, solo che insieme, facciamo poco rumore. Questo è indubbio».
E’ palese il ruolo predominante di Insurgencia, forte dell’appoggio e della sponsorizzazione politica del colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio. Cosa dice al riguardo?
«Io penso che Insurgencia rappresenti una infinitesimale parte del gruppo dei movimenti, e rispetto ad altre realtà, si occupa per niente di sociale. Da Isurgencia provengono quattro, cinque persone che chiaramente si sono sistemate tutte».

Concordo con lei, Insurgencia è una infinitesimale parte dell’universo dei movimenti. Però sta dettando legge.
«Sta dettando legge, certo. Ma purtroppo il capo di Gabinetto (Attilio Auricchio), secondo me, a volte soffre di simpatie e antipatie».
Da quanto accade in Comune, nelle Municipalità e in Città Metropolitana, è evidente che al colonnello Auricchio stiano assai simpatici quelli di Insurgencia.
«In effetti, sembra proprio così. Per quanto mi riguarda, io continuo a lavorare e faccio la mia strada. I miei compiti li sto portando avanti e li sto portando a termine, per fortuna, a partire dalla questione condono. Quindi io mi ritengo soddisfatto e le ripeto, non devo campare di politica. Ho un lavoro, mia moglie lavora, ho cinque figli. Se la linea da seguire diventa quella delle poltrone e della passione per le poltrone, le garantisco che preferisco fare altro. Non ho sete di potere che invece noto in altri».
Se le cose in deMa dovessero andare avanti seguendo la linea delle poltrone e del potere?
«Forse il sindaco tra qualche anno si accorgerà che ha sbagliato tutto».
Da quanto ha dichiarato nel corso dell’intervista, emerge che la nostra ricostruzione dei fatti era per niente ‘falsa’ o ‘inesatta’. Le rifaccio la domanda: non dovesse registrarsi inversione di tendenza, cosa farà lei?
«Vedremo. Vedremo».