De Luca
Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

di Giancarlo Tommasone

Non si contano gli epiteti politicamente scorretti attraverso i quali Vincenzo De Luca (soprattutto da quando guida Palazzo Santa Lucia) ha bollato, in pubblico, politici e giornalisti. Un universo linguistico, quello del governatore, fatto di offese, sarcasmo e ironia (grossolana, il più delle volte), che lo ha esposto a feroci critiche, ma ne ha caratterizzato fortemente il personaggio.

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Tanto che, è opinabile ma allo stesso tempo indiscutibile, il fatto che a molti risulti simpatico proprio per le sue esternazioni.

Tra le tante performance della lunga serie, in ultimo quella sul primario che ha chiuso il reparto per organizzare la sua festa, definito un «imbecille», va certamente annoverata quella durante la quale l’ex sindaco di Salerno, intervenendo da Lira Tv, prende di mira il direttorio del M5S, «Giggino Di Maio il chierichetto, Dibba ‘Gallo Cedrone’ e il Fico moscio», definendo i tre, «miracolati e mezze pippe (…) Giuda che si odiano tra loro… che vi possano ammazzare tutti quanti».

Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico

L’attuale vicepremier pentastellato è descritto come uno scolaretto a cui dare «il panierino con la Nutella» (settembre 2016). A dicembre del 2015, di Di Maio (che ricopriva il ruolo di vicepresidente della Camera), De Luca aveva detto: è come Charlie Brown, è uno sfaccendato. Ce n’è anche per le politiche, avversarie e non. Vittima del governatore, ad esempio, la consigliera M5S, Valeria Ciarambino: «C’è una signora che disturba anche quando sta a cento metri di distanza. Quella chiattona» (23 marzo 2017).

Vega Colonnese e la consigliera regionale Valeria Ciarambino

Prima se l’era presa con Rosi Bindi, che alla vigilia delle elezioni regionali inserì il nome del futuro presidente tra gli impresentabili: «Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla. Ci abbiamo rimesso 1.5-2 per cento di voti. Atti di delinquenza politica. E non c’entra la moralità, era tutto un attacco al governo Renzi» (intervista a Matrix, 16 novembre 2016).

La presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi
Rosi Bindi

A luglio di due anni fa era finito nel mirino anche il sindaco di Roma: «Ho visto Virginia Raggi affacciata al balcone del Campidoglio, una bambolina imbambolata, mi sono intenerito». L’anno scorso, dopo lo scandalo delle formiche che avevano invaso il letto di una paziente all’ospedale San Paolo, De Luca definì «sfessato» il consigliere dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che aveva scoperto il caso di malasanità.

Il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli
Il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli

Non sono al sicuro dalle esternazioni del governatore, i colleghi di Partito: «Gran parte della politica tradizionale è costituita anch’essa da mezze pippe e da pippe intere, gente che quando parla ti fa venire una crisi depressiva. Anche nel Pd? Sì, anche nel Pd ho trovato fior di farabutti» (4 ottobre 2016).

Ironico su Miguel Gotor, parlamentare Dem: «Credevo fosse un tanguero, un ballerino di flamenco, invece è un parlamentare»
(30 ottobre 2015, Lira Tv).

Non sono immuni da critiche gli europarlamentari: cerchiamo di non fare i pinguini a Bruxelles. Afferma il governatore, commentando una interrogazione prodotta per far luce sull’utilizzo da parte della Regione Campania, dei fondi europei per la promozione attraverso i social (dicembre 2015).

Da sinistra: Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez

Passando al settore «offese e ironia» nei confronti dei giornalisti, il governatore della Campania se la prende con Report, Presa Diretta e in generale con Rai Tre: «Dicono puttanate incredibili. Voi vi sintonizzate su Rai Tre e avrete atti di camorrismo giornalistico (…) La terza Rete Rai è la più grande fabbrica di depressione al mondo» (27 settembre 2015).

Presa Diretta, dopo un servizio sulla Sanità in Campania, è attaccata anche a inizio febbraio scorso: «Rai Tre strumento di demagogia (…) (Presa Diretta) sulla nostra sanità ci descrive come Kabul».

Peter Gomez, nell’agosto del 2015, è invece indicato come «consumatore abusivo di ossigeno»; mentre Marco Travaglio nel 2010 viene definito da De Luca «sfessato (…) uno che aspetto di incontrare per strada al buio qualche volta a Roma».

Nel 2013, per quelle affermazioni, l’allora viceministro, viene condannato per diffamazione e costretto a pagare una multa di mille euro.

Nell’autunno del 2015 è di nuovo Travaglio (non citato, ma evidente bersaglio) a essere destinatario dell’attacco deluchiano: «C’è stato anche un giornalista pistolino che mi tiene nelle sue grazie e ha raccontato un sacco di stupidaggini. Io ormai ho raggiunto il Nirvana».

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