venerdì, Maggio 27, 2022
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Innocente ucciso dal clan Polverino, i killer confessano: cancellati cinque ergastoli

Omicidio Amelio, terremoto nel processo di appello: il boss «’o Barone» e i suoi uomini se la cavano con 28 anni di reclusione

di Luigi Nicolosi

I killer dell’imprenditore Enrico Amelio ammettono gli addebiti e in un colpo solo vengono cancellate cinque condanne all’ergastolo. Il processo di secondo grado celebrato davanti ai giudici della quarta sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli si conclude dunque con una raffica di sconti di pena. Giuseppe Polverino, Salvatore Simioli (difeso da Stefano Sorrentino e Luca Gili), Salvatore Cammarota, Salvatore Di Biase (difeso da Luigi Senese) e Salvatore Liccardi hanno infatti rimediato 28 anni di reclusione a testa grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche e all’esclusione dell’aggravante dei motivi abietti.

Dopo quattordici anni di silenzi e, soprattutto, la sfilza di ergastoli rimediati nel giudizio di primo grado, killer e mandanti dell’omicidio di Enrico Amelio a febbraio hanno deciso di ammettere le proprie responsabilità. Lo hanno fatto con la classica, sintetica, formula confessoria in ordine ai capi di imputazione loro contestati. Tanto è bastato per fare finalmente luce sull’assassinio del costruttore edile assassinato a Quarto il 10 ottobre del 2006 nell’ambito di un’atroce vendetta trasversale: doveva essere un avvertimento rivolto allo zio interessato, come il clan Polverino, all’acquisto di un terreno, ma i quattro colpi di pistola con cui fu centrato alle gambe non gli lasciarono alcuna possibilità di scampo. Ebbene, l’indiscusso capo del “sistema” flegreo Giuseppe Polverino, alias “’o barone” e i suoi uomini sono riusciti a vedersi cancellata la pena dell’ergastolo.

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