(Nelle foto il boss Marco Di Lauro e il punto di piazza Zanardelli in cui la vittima fu massacrata)

Omicidio De Magistris: interrogato in caserma, Roberto Marino finse di non sapere nulla della vicenda e incrociando l’altra testimone si mise il dito alla bocca: «Non dire nulla»

di Luigi Nicolosi

Parola d’ordine “omertà”. Dopo quasi vent’anni di silenzi e indagini al ralenti, ci si era messo pure il suocero del boss Marco Di Lauro a complicare il lavoro di inquirenti e forze dell’ordine. Roberto Marino, padre di Cira, storica compagna di “F4”, interrogato nel dicembre del 2019 in merito all’omicidio dell’innocente Salvatore De Magistris, picchiato a morte per il solo fatto di essere il patrigno dello scissionista Biagio Esposito, non soltanto affermò di non avere la minima idea di cosa fosse successo, «potrebbe essere stato ricoverato per un infarto», ma incrociando in caserma la vicina di casa e parente della vittima, Fortuna Concilio, anch’essa ascoltata dai carabinieri nella stessa giornata, le fece segno di tacere.

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Quel rapidissimo gesto non è passato inosservato agli occhi degli investigatori e soprattutto delle telecamere installate nella sala d’attesa, tant’è che l’episodio è stato integralmente descritto e riportato all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare che pochi giorni fa è stata spiccata a carico di Marco Di Lauro, del fratello Nunzio e di Antonio Mennetta “Er nino”, tutti a vario titolo ritenuti responsabili della morte di De Magistris, deceduto a fine novembre 2004 dopo un mese di agonia in ospedale. Alla riapertura delle indagini il suocero di “F4”, il 6 dicembre 2019, è stato convocato in caserma per fornire la propria versione dei fatti in merito all’accaduto. I toni dell’interrogatorio diventano subito surreali, tant’è che Marino, riferendosi al delitto, arriva a parlare di un «malore»: «Ho visto Salvatore De Magistris la mattina, ho saputo poi che era andato in ospedale, ma non so per quale ragione sia stato ricoverato, potrebbe essere un infarto, non saprei. Conosco la sua famiglia e in particolare la moglie e la figlie, ma dopo il ricovero non ho mai più visto qualcuno della famiglia; non ho mai letto sulla stampa né saputo dalle discussioni di quartiere che De Magistris fosse stato vittima di un’aggressione. Ciò nonostante trascorra gran parte della mia giornata in piazza Zanardelli per il commercio ambulante di frutta».

I colpi di scena non sono però finiti qui. Spostandosi in sala d’attesa Roberto Marino incontra infatti l’altra potenziale testimone, Fortuna Concilio, e quella che ne viene fuori è una pantomima che gli investigatori non hanno dubbi a inquadrare: «Rivolgendosi a Concilio, con movimento labiale e gesticolando, indicava se stesso e l’esterno. Marino sicuramente intendeva chiederle se avesse riferito che egli fosse presente sul luogo del delitto. Concilio comprendeva la richiesta di Marino, tant’è che gli rispondeva di aver detto di no, facendo anche segno con la testa. Roberto Matino, preoccupato per eventuali intercettazioni, faceva segno di tacere, atteso che erano osservati e ascoltati». Un tentativo di depistaggio che si rivelerà per ben presto fallimentare. 

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