(Nelle foto il boss Marco Di Lauro, il fratello Nunzio e Salvatore Tamburrino)

Massacrato di botte nella prima faida di Scampia, il super pentito fa luce sull’omicidio di Salvatore De Magistris accusando i killer e rivela: «Voleva fare un dispetto a Biagio Esposito, ma dovevamo picchiarlo e basta»

di Luigi Nicolosi

«L’omicidio di Salvatore De Magistris è stato commesso su ordine di Marco Di Lauro che aveva detto di picchiarlo e basta». Il pestaggio si tramutò però ben presto in un drammatico delitto, il secondo della prima faida di Scampia, e nonostante quello fosse il sangue di un innocente il ras “F4” non si scompose minimamente: «Tornai a riferire a Marco che probabilmente era morto e lui si mise a ridere, come a dire non fa nulla». È un racconto da brividi, quello che il super pentito Salvatore Tamburrino ha affidato agli inquirenti della Dda di Napoli. Ma proprio grazie alla sue rivelazioni l’inchiesta che ha fatto luce del terrificante omicidio del 2004 è arrivata a un punto di svolta.

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Ci sono voluti oltre sedici anni per assicurare alla giustizia i presunti responsabili dell’assassinio di Salvatore De Magistris, massacrato di botte il 30 ottobre 2004 e deceduto il 29 novembre successivo, ucciso per il solo fatto di essere il patrigno del killer scissionista Biagio Esposito. Per il delitto pochi giorni fa sono finiti in manette, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il boss Marco Di Lauro, accusato di essere il mandante del raid, il fratello Nunzio e Antonio Mennetta “Er Nino”, inquadrati invece come gli esecutori materiali della spedizione punitiva. Della vicenda in passato avevano già parlato altri pentiti eccellenti, ma ad accusare “F4” è stato principalmente Salvatore Tamburrino, che di Marco è stato per una vita intera il fedelissimo braccio destro.

Il collaboratore di giustizia ha ricostruito la vicenda relativa al delitto di piazza Zanardelli nel corso di tre diversi interrogatori: «L’omicidio di Salvatore De Magistris, il patrigno di Biagio Esposito, è stato commesso da Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta, presenti Nunzio Talotti e Maisto, su ordine di Marco Di Lauro che aveva detto di picchiarlo e basta», ha messo a verbale il 22 ottobre del 2019. Il giorno dopo Tamburrino ha però fornito un’ulteriore e più circostanziata serie di elementi: «Siamo alla fine del 2004, in piena faida. De Magistris era il patrigno di Biagio Esposito e Marco Di Lauro al bar di Pierino ci disse che dovevamo picchiarlo per fare un dispetto a Biagio. Sulle moto si misero Nunzio Di Lauro con Antonio Mennetta e Nunzio Talotti con Ciro Maisto. Al ritorno raccontarono com’era andata. Dissero che avevano picchiato De Magistris di santa ragione e Nunzio e Mennetta ci erano passati sopra con la moto». La giornata di orrore, stando a quanto riferito da Tamburrino, non era però finita qui: «Marco Di Lauro mandò me e Maisto a verificare come stava la vittima e io giunsi con una Honda Transalp proprio nel cortile del palazzo della vittima, e trovai De Magistris accasciato a terra, solo e abbandonato. Tornai a riferire a Marco che probabilmente era morto e lui si mise a ridere, come a dire non fa nulla».

L’11 novembre successivo l’ex alter ego di “F4” torna ancora sul delitto: «Avvenuto il pestaggio e dopo che Marco Di Lauro si era portato da Cosimo Di Lauro a riferire che De Magistris era come morto, andai anch’io da Cosimo, sentii Marco Di Lauro dire che anche lui era passato con qualcun altro da casa di De Magistris, sotto al palazzo, e in quella circostanza non si era potuto fermare perché vi era anche la sorella di Biagio Esposito e dunque disse non mi sono potuto fermare». Proprio la sorella della vittima, quando due anni fa l’indagine è stata riaperta, ha contribuito con grande coraggio a dare nuovo impulso all’inchiesta fornendo elementi utili a identificare gli uomini del clan Di Lauro presenti quel giorno a cupa dell’Arco. Poi la svolta con le rivelazioni di Tamburrino.

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