Ancora spari a Forcella

di Giancarlo Tommasone

Il fascino del male è più forte del fascino del bene. Sarebbe inutile, sterile e stupido negarlo. Ha una marcia in più che si chiama ribellione. Atavica e ingiustificata, contro tutto e tutti. Genera simpatia, attrae a sé e spesso spara e fa i morti. Per soldi, per potere, per emergere dal miasma dei vicoli. E’ un assunto per l’essere umano, un assunto dalla natura ferina, ancor più attraente se vivi in un contesto sociale come quello da cui giunge l’ultima prova della devozione al simbolo della Forcella giovane e persa: Emanuele Sibillo.

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Il baby boss fu assassinato il 2 luglio del 2015, al culmine di un agguato in via Oronzio Costa. Non aveva ancora vent’anni.

E’ allora, quella stessa notte, che la leggenda sbagliata ha lasciato il campo al mito sbagliato. Due anni dopo c’è un altro giovane, è seduto all’interno di un salone scarno e porge all’obiettivo della fotocamera del cellulare il cranio appena rasato, dove il barbiere ha sapientemente ricamato due lettere puntate e un numero: E.S. 17. E’ l’ennesimo omaggio a Emanuele Sibillo.

Le iniziali di Emanuele Sibillo sulla nuca di un giovane simpatizzante del clan
Le iniziali di Emanuele Sibillo sulla nuca di un giovane simpatizzante del clan

Fino ad ora avevamo visto i graffiti sui muri di Forcella e dei rioni attigui, i tatuaggi (mostrati con fierezza dagli stessi appartenenti al nucleo di sangue e dai loro sodali) prima con la sigla FS 17, poi, dopo la morte del baby boss, con la E che aveva sostituito la F. Non ci volle molto all’epoca per decriptare quei segni che tradotti resero: Famiglia Sibillo 17; la S è appunto la 17esima lettera dell’alfabeto.

Il giovane boss Emanuele Sibillo
Il giovane boss Emanuele Sibillo

A più di due anni dalla morte, il baby boss continua ad essere celebrato con video su YouTube, attraverso ricordi che girano sui social, postati anche da chi non aveva con lui alcun rapporto di amicizia o di parentela, molto probabilmente pure con delle t shirt che recano stampato il suo volto e di cui farebbero incetta i giovani barbuti del rione.

Anche con le sue iniziali rasate dietro la testa. Non storcessero il naso i frequentatori dei salotti radical chic partenopei, i benpensanti e i negazionisti della deriva della città. La camorra è entrata nella fase della commemorazione già da tempo ed Emanuele Sibillo rappresenta pericolosamente, per gli affascinati dal male, il primo martire della jihad che si è combattuta nel ventre molle di Napoli.

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