Energia e carburanti spingono i prezzi. Meloni chiede più flessibilità all’Ue, mentre il governo cerca spazio per famiglie e imprese
L’inflazione torna sopra il 4% e il conto parte dalla pompa di benzina, passa per le bollette e arriva fino al supermercato. I prezzi al consumo salgono del 4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni, mentre rispetto al mese precedente l’aumento è dello 0,7%.
A tirare la corsa sono soprattutto energia e carburanti. Il gas nel mercato tutelato aumenta del 47,2%, il diesel del 34,9% e la benzina del 21,8%. Rincari che non restano confinati ai distributori: pesano sui trasporti e da lì entrano nei costi di prodotti e servizi.
L’Istat fotografa l’accelerazione dei prezzi indicando proprio gli energetici come principale spinta all’aumento.
Dalla pompa di benzina al carrello
Nel complesso i beni energetici crescono del 22,3%. Ma la seconda botta arriva dalla spesa quotidiana.
Gli alimentari aumentano dell’1,8%, mentre quelli non lavorati salgono fino al 5,5%. Ortaggi, tuberi, banane e legumi costano di più e anche i prodotti acquistati più spesso accelerano dal 4,3% al 5,3%.
Stylo24 aveva già seguito la corsa dei prezzi raccontando la nuova offensiva di sconti su energia e carburanti.
Per una famiglia tipo l’aggravio annuo può superare i mille euro, secondo le associazioni dei consumatori. Una cifra che cambia naturalmente in base ai consumi, ma che dà la misura di quanto la fiammata dei prezzi pesi sui bilanci domestici.
Meloni porta il caro prezzi a Bruxelles
È da qui che parte la mossa di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio annuncia una lettera a Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità europea.
«A fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, è necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese».
Roma vuole che l’aumento dei prezzi venga considerato nel calcolo dei parametri europei e, quindi, anche nello spazio disponibile sul deficit.
La richiesta arriva mentre la crisi di Hormuz continua a pesare su petrolio e gas. Stylo24 ha seguito quel passaggio attraverso il dossier sulla crisi tra Iran, Stati Uniti e Stretto di Hormuz.
Il governo prova a tenere il deficit sotto il 3%
La manovra nasce così dentro una strettoia: crescita, deficit, debito e inflazione si condizionano a vicenda.
Le nuove stime governative potrebbero ritoccare verso l’alto il Pil rispetto alle previsioni precedenti. Se l’economia cresce di più, anche i conti respirano e il governo può avere qualche margine in più per tenere il deficit sotto il 3%.
Ma l’inflazione porta con sé anche tassi più alti e un conto più salato sugli interessi del debito. La Banca centrale europea ha già reagito alle pressioni sui prezzi con una stretta monetaria. Nella sua ultima decisione sui tassi, la Bce ha collegato le nuove tensioni inflazionistiche anche alla guerra in Medio Oriente.
Più energia, meno soldi alla Difesa
Dentro questa partita c’è anche la clausola europea che consente maggiori margini di spesa per energia e difesa.
Il piano iniziale prevedeva 36 miliardi complessivi: 22 per le spese militari e 14 per l’energia. Davanti al rischio di un deficit più alto, il governo valuta ora se attivare soltanto una parte di quella flessibilità.
L’ipotesi che prende corpo sposta il peso verso l’emergenza energetica. Più risorse per assorbire il caro prezzi, meno margini per aumentare la spesa militare.
Non c’è ancora una decisione definitiva, ma la direzione racconta bene come le priorità della manovra possano cambiare insieme al costo di petrolio e gas.
Per i vulnerabili l’elettricità sale del 37,3%
Poi c’è il paradosso delle bollette. I clienti che dovrebbero essere più protetti dalla Maggior Tutela si ritrovano davanti a un aumento del 37,3% dell’elettricità.
L’Arera ha fissato il nuovo prezzo di riferimento a 43,43 centesimi per kilowattora, tasse comprese.
Sono circa tre milioni i clienti vulnerabili coinvolti. Sul prezzo pesa soprattutto il costo di approvvigionamento dell’energia.
Sul mercato libero, al contrario, molte famiglie che avevano scelto un contratto a prezzo fisso prima della nuova crisi continuano a pagare cifre molto più basse rispetto alle quotazioni attuali.
Il prezzo fisso protegge chi lo ha scelto prima della crisi
Circa metà dei clienti del mercato libero ha bloccato il prezzo dell’energia. Per chi lo ha fatto prima dell’ultima impennata, oggi la differenza si vede.
Enel propone contratti con una componente energia inferiore ai valori all’ingrosso e anche Plenitude ha ridotto i prezzi delle offerte fisse.
Si crea così una situazione quasi capovolta rispetto alla logica della tutela: una parte dei clienti del mercato libero risulta più protetta dalle oscillazioni di chi è rimasto nel servizio regolato.
Ed è proprio questo squilibrio a riaprire la discussione sul funzionamento della Maggior Tutela.
La Bce avverte: non c’è soltanto il petrolio
Da Francoforte arriva però un messaggio diverso. Attribuire tutto al caro energia rischia di spiegare soltanto una parte del problema.
La Bce individua pressioni anche nella domanda interna, negli investimenti, nella spesa pubblica e nei nuovi equilibri internazionali. Le proiezioni dell’Eurotower indicano che l’energia continuerà a pesare sull’inflazione prima di un possibile rallentamento.
Così la corsa dei prezzi attraversa tutta l’economia. Parte da benzina e gas, entra nelle bollette e nella spesa, arriva ai tassi e infine si presenta al tavolo della legge di Bilancio. Ed è lì che il governo dovrà decidere chi proteggere e con quali risorse.

















