Il procuratore nazionale antimafia uscente, Franco Roberti
L'ex procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti

di Giancarlo Tommasone 

Una distinzione netta tra agente provocatore e agente sotto copertura. La figura del primo non è prevista dall’ordinamento, quella del secondo non solo è consentita, ma apporta notevole contributo alle inchieste della magistratura. A sottolinearlo a Stylo24 è Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia.

Quali le differenze nello specifico tra la figura di ‘provocatore’ e quella di agente sotto copertura?
La questione, dal mio punto di vista è molto semplice. Dobbiamo fare un distinzione di fondo. L’agente provocatore è quello che provoca il delitto, che crea  le condizioni per cui venga commesso un delitto e quindi non è ammissibile nel nostro ordinamento, non è assolutamente ammissibile. Mentre l’agente sotto copertura è quello che si inserisce in una trama delittuosa già in atto, la osserva e riferisce al pubblico ministero che lo ha autorizzato a fare l’operazione sotto copertura.

Quindi il nostro ordinamento non contempla la figura dell’agente provocatore.
E’ così, non la contempla. Di contro, quella dell’agente sotto copertura è una figura prevista dalla nostra legge. Per determinate categorie di delitti: per contrastare il traffico di stupefacenti, il traffico di armi, il terrorismo, il commercio di materiale pedopornografico e addirittura il riciclaggio.

Quali sono i ‘paletti’ per l’azione di un agente sotto copertura?
Per ognuna delle suddette categorie di delitti la legge stabilisce quali siano i limiti di azione per un agente sotto copertura. Quando parlo di possibilità di un agente sotto copertura per il contrasto alla corruzione, mi riferisco a questa figura: all’agente che è già previsto per alcune categorie di reato, non certo all’agente provocatore.

Ritiene utile l’impiego dell’agente sotto copertura nelle inchieste?
Molto utile. Si tenga presente che con gli agenti sotto copertura facciamo abitualmente attività di contrasto al traffico di droga; spesso facciamo attività di contrasto e di prevenzione del terrorismo. La legge del 2006 (che ribadisce tra l’altro la legge prodotta dopo Capaci nel ’92) prevede addirittura l’impiego degli agenti sotto copertura per il contrasto al riciclaggio e ai traffici di armi. Si tenga presente che se si deve contrastare attività di riciclaggio, il pm deve autorizzare questo ufficiale di polizia giudiziaria sotto copertura a commettere dei reati di riciclaggio. Così entra nella trama riciclatoria e si accredita presso i riciclatori. E’ scriminato il suddetto soggetto per quanto riguarda i reati da scoprire e ai quali deve partecipare in funzione del loro accertamento.

E per quanto riguarda l’utilizzo di un collaboratore di giustizia come agente infiltrato?
Non ci siamo proprio, siamo fuori da ogni contesto normativo. Un collaboratore di giustizia non deve mai e poi mai essere impiegato come agente sotto copertura. Gli unici deputati a svolgere questo tipo di ruolo sono gli ufficiali di polizia giudiziaria.