Posto di blocco ad alta tensione a piazza Medaglie d’Oro, la denuncia dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate: «No ad abusi di potere»

di Luigi Nicolosi

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Essere un operatore sanitario ai tempi del Coronavirus può essere assai pericoloso per motivi epidemiologici, ma anche alquanto snervante per ragioni “collaterali”. È una vicenda piuttosto singolare quella che arriva dal cuore dell’Arenella, dove oggi pomeriggio un infermiere è stato multato per aver violato la normativa anti-contagio. La sua “colpa”? Essere uscito di casa per prestare assistenza domiciliare a una paziente che ne aveva richiesto l’intervento già nel corso della mattina.

La circostanza non è però caduta nel vuoto ed è stata anzi resa pubblica dall’associazione Nessuno tocchi Ippocrate. Ricca di dettagli la testimonianza del malcapitato: «Faccio l’infermiere domiciliare – spiega il protagonista della vicenda – e il mio lavoro mi piace molto. Da quando è iniziata la pandemia ho continuato a effettuare prestazioni a domicilio dotandomi dei Dpi specifici e facendo un’anamnesi telefonica del paziente prima di recarmi al suo domicilio. Infatti in questa situazione così particolare, di paura, di rischio, mi stanno contattando pazienti, amici o conoscenti che mi chiedono consigli o che hanno bisogno di un mio intervento professionale, per evitare di affollare il pronto soccorso».

È a questo punto che il racconto entra nel vivo: «Stamattina sono stato contatto da una mia paziente, in zona Vomero, per la sostituzione di un ileostomia, accetto la prestazione e faccio presente che sarei andato nel primo pomeriggio. Infatti alle 16,30 arrivo dalla paziente, effettuo la prestazione e vado via». Le grane stavano per iniziare: «Giunto in piazza Medaglie d’Oro, vengo fermato da una volante della polizia, un normale controllo penso, mi accosto gli dico che sono un infermiere, mostro il tesserino dell’Opi, i miei documenti e quelli dell’auto. I poliziotti in questione iniziano a farmi delle domande, vogliono sapere cosa facevo per strada, dove ero stato e dove dovevo andare. Gli spiego che ero stato da un paziente e che stavano rientrando al mio domicilio». Gli agenti, stando a quanto riferito dall’uomo, non hanno però voluto sentir ragioni: «Insistono dichiarando che è strano che di domenica pomeriggio sia in giro a fare una prestazione sanitaria, faccio presente che nel mio lavoro non esistono le domeniche o i festivi e che se qualcuno ha bisogno io ci vado. Continuano a farmi le domande e mi chiedono l’autorizzazione, faccio presente che non la posseggo e che possono tranquillamente darmelo loro, insistono nel sapere da dove provenivo e mi costringono a dire nome e indirizzo della paziente. Non so se dovevo farlo viste le leggi sulla privacy. A un certo punto mi chiedono perché non indosso la mascherina, faccio presente che non è obbligatorio indossarla nell’abitacolo della propria auto e che era adagiata su una garza sul sedile, loro insistono però che devo indossarla e io faccio presente a uno dei due agenti che il collega stava maneggiando i miei documenti senza i guanti monouso. Iniziano quindi a minacciarmi dicendomi che devono farmi la multa, io continuo a dire che stavo rientrando da una prestazione sanitaria e che questa situazione era paradossale».

La pattuglia avrebbe però mantenuto il punto e così «dopo circa 30 minuti di fermo, mi consegnano un verbale di 533,33 euro, ridotta del 30 per cento se pagata entro 30 giorni. Alla descrizione dell’infrazione l’agente ha scritto “che violava le prescrizioni atte al contenimento del rischio epidemiologico, lasciando senza giusto motivo il proprio domicilio-dimora, risultava infatti che fosse in atto uno spostamento non motivato da esigenze lavorative”. Naturalmente contesto per iscritto che in realtà le esigenze lavorative esistevano visto che avevo svolto una prestazione sanitaria. Morale della storia torno a casa con un verbale da 533,33 euro per aver svolto il mio lavoro».

Manuel Ruggiero, presidente dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate, non fa mistero delle proprie perplessità, tra l’altro in un periodo storico quantomai delicato: «Noi, come associazione, siamo a dir poco sgomenti per questo accaduto. Chi di dovere dovrebbe sempre ricordare di trovarsi davanti a un lavoratore, oltre che a un operatore sanitario, un profilo professionale che dovrebbe avere aiuto e precedenza nell’assistenza domiciliare. Noi operatori sanitari siamo quelli più esposti in questa emergenza ed è assurdo anche solo pensare di fermare un medico o un infermiere. Per questo motivo chiediamo alle forze dell’ordine più tolleranza e collaborazione nei nostri confronti. Il nostro lavoro vale esattamente come il loro e per questo motivo ci aspettiamo una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni preposte».