(Nelle foto il ras Fausto Frizziero e controlli in piazza Sannazaro)

La Suprema Corte annulla l’ordinanza del tribunale: Fausto Frizziero, storico ras di Chiaia, rischia di tornare a piede libero in anticipo dopo 17 anni di ininterrotta detenzione

di Luigi Nicolosi

Scarcerazione dietro l’angolo, o quasi, per uno degli ultimi padrini della mala di Chiaia. Il capoclan Fausto Frizziero, storico ras dell’omonimo gruppo radicato alla Torretta, dopo diciassette anni trascorsi ininterrottamente dietro le sbarre si appiglia all’indulto e torna a sperare in un ritorno a piede libero che da oggi rischia di essere davvero vicino. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del suo difensore, l’avvocato Paolo Gallina, ha infatti annullato l’ordinanza con cui il tribunale di Napoli aveva in precedenza rigettato la richiesta di estinzione della pena per due rapine di cui il ras si rese protagonista nel lontano 1997, sette anni prima di finire in manette con l’accusa di associazione mafiosa.

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A spuntarla sono state le argomentazioni giuridiche sostenute dal difensore del ras. In sintesi, il tribunale riteneva che essendo Frizziero stato condannato nell’ottobre 2006 in quanto capo e promotore dell’omonimo clan, non avesse diritto al riconoscimento dell’indulto, previsto dalla legge del maggio 2006, in quanto il divieto stabilito dall’articolo 1 di quella norma stabilisce la revoca del beneficio ai soggetti che nei successivi cinque anni avrebbero commesso reati non colposi. Frizziero veniva arrestato nel 2003 ma la condotta di promozione del clan veniva contestata come perdurante, tipica indicazione processuale per sostenere che l’organizzazione operi ancora a prescindere dall’arresto dei suoi affiliati. La Cassazione, in alcune pronunce, ha sostenuto che la permanenza della condotta di partecipazione finisce con la sentenza di primo grado, che nel caso del Frizziero, essendo stata emessa nell’ottobre del 2006, avveniva dopo la legge dell’indulto, così ritenendo che il detenuto avesse commesso il reato fino a quella data.

Il difensore Gallina ha dunque censurato il percorso motivazionale dei giudici sostenendo che non ci fossero condotte successive all’arresto di Frizziero in grado di ritenerlo ancora intento a commettere il delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso. La Cassazione ha pertanto accolto il ricorso della difesa disponendo un nuovo giudizio sul punto, che potrebbe a quanto punto comportare il riconoscimento dell’indulto e l’ulteriore decurtazione per Frizziero di tre anni di reclusione. Decisione che segue quella in cui la stessa difesa aveva portato da 27 a 18 gli anni di reclusione del ras. In sintesi, al netto di questo riconoscimento Frizziero, che ha già scontato 15 anni, potrebbe davvero tornare presto a piede libero.

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