Nel febbraio 2018 l’accusa di essere uno dei principali finanziatori di una organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti.

di Luigi Nicolosi.

Un filo intriso di denaro e violenza potrebbe collegare i due estremi di Napoli. Est da un parte, fronte Ponticelli, nord dall’altra, capolinea Secondigliano-Melito. È questo l’inquietante retroscena che emerge all’indomani della diffusione della notizia della cattura di Luigi Teatro, resosi protagonista di uno spaventoso giro di usura: l’ultima vittima, quella che con estremo coraggio ne ha denunciato le angherie innescandone l’arresto, aveva visto i 40mila euro ricevuti a titolo di prestito lievitare fino a quota 170mila. In pratica, un interesse del 400 per cento e oltre.

Il punto, e questo è il nodo che adesso investigatori e inquirenti stanno provando a sciogliere, è che dietro quel singolo episodio potrebbe in realtà celarsi un sistema collaudato e diffuso a macchia d’olio. Non solo, gli “007” dell’Arma titolari dell’indagine stanno provano anche a fare luce su un ulteriore e tutt’altro che secondario aspetto. Luigi Teatro è infatti il 57enne consuocero di Raffaele Amato “’a vecchiarella”, indiscusso boss del clan degli Scissionisti insieme al socio Cesare Pagano. Ma c’è di più. Due anni fa Teatro è rimasto coinvolto, seppure senza misure cautelari a carico, in una maxi-indagine che aveva svelato l’esistenza di una nuova organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, cocaina in primis, in grado di operare sulle “basi” di mezza Napoli Est, in particolare nelle roccaforti di camorra di Ponticelli e dintorni. Il tutto grazie alla presunta vicinanza al sempre temibile clan De Micco.

Un mix di cognomi da brividi, tutti di comprovata caratura criminale, il cui dominus – stando alla ricostruzione della Procura partenopea – sarebbe stato all’epoca proprio Gaetano Teatro, il figlio di Luigi. Nel febbraio 2018 il giovane narcos finì infatti in manette, tra gli altri, insieme agli emergenti ras Pasquale Scognamillo “Bombò” e a Daniele De Matteo, anch’essi in ottimi rapporti di vicinato con il clan dei “Bodo”. In quell’occasione il consuocero di Lello Amato fu sospettato dagli inquirenti della Dda di Napoli di essere uno dei principali finanziatori dell’organizzazione, ma gli elementi indiziari raccolti non furono sufficienti a far scattare le manette ai polsi dell’allora 55enne. Sul punto, gli investigatori che monitorano la mala di Napoli Est – lo stesso Luigi Teatro è stato a lungo un assiduo frequentatore di Ponticelli – vogliono adesso vederci chiaro. L’obiettivo è già stato inquadrato: accertare un eventuale collegamento tra gli introiti dei tassi usurari e il successivo, possibile reimpiego nelle forniture di droga.