Il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito

L’indagine della procura di Napoli in cui è coinvolto il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito, ha una indubbia ricaduta «politica» oltre che giudiziaria, ovviamente. Rispetto a quest’ultima, auguriamo al presidente Spirito – con cui il nostro giornale si è scontrato in più di una occasione, e non sempre con fair play – di poter presto dimostrare la propria estraneità alle accuse; ma non possiamo non notare un aspetto che è direttamente connesso al procedimento penale. Che, spcifichiamo, vede iscritto nel registro degli indagati Spirito per abuso d’ufficio e concorso in turbativa d’asta in relazione alla concessione ex Cogemar alla società armatoriale Tttlines.

E cioè che nessun esponente politico del Partito democratico, a cui è notoriamente vicino Spirito, abbia sentito l’esigenza di esprimergli vicinanza e solidarietà pubblicamente. Più in generale, nessuno del centrosinistra ha voluto spendere una parola – quand’anche di circostanza – per offrre una «copertura» di legittimità politica al presidente e al suo operato. Lo stesso discorso vale per gli operatori del settore, a cominciare dai sindacati che con Spirito hanno avuto un rapporto non proprio sereno.

La sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale

Nel mondo della «comunicazione dell’immagine» e di Twitter e Facebook, un silenzio spesso è molto più ingombrante di una dichiarazione. Non si è espresso nessuno anche dalle parti di Palazzo Santa Lucia con cui, come Stylo24 ha scritto a più riprese, i rapporti con Spirito sono tutt’altro che idilliaci. Né ci sono state dichiarazioni quando sono scattati gli arresti del filone principale che ha portato in manette faccendieri e imprenditori e soggetti collusi, a vario titolo, nella struttura di Piazzale Pisacane.

In quell’occasione, Spirito aveva rivendicato un’azione incisiva contro la corruzione all’interno dell’Autorità arrivando a dichiarare di aver cacciato le mele marce prima ancora dell’arrivo delle sirene delle forze dell’ordine. Anche in quel caso, silenzio. Nessuno che gli avesse offerto una sponda per uscire dal cono d’ombra nel quale è precipitato negli ultimi sei mesi.

Il presidente è un uomo solo
come non lo è mai stato, in questi anni.

E non certo per la sola indagine della Procura che potrebbe tranquillamente concludersi con un nulla di fatto, come noi ci auguriamo. L’isolamento di Spirito è di diversa natura, è un isolamento politico di cui finora si sono accorti solo i grillini, e nemmeno tutti. Quei pochi che seguono con attenzione le sorti dell’Autorità portuale e del suo vertice come il senatore Vincenzo Presutto.