«La ruota è saltata ed il mezzo è saltato; ho visto il conducente combattere fino alla fine per raddrizzare l’autobus e proseguire dritto»

Ha fatto di tutto per reagire ad un probabile guasto tecnico (una ruota che slitta, e poi sbanda), così come ha fatto di tutto per salvare la vita di tutti i passeggieri, di quanti erano vicini, e la sua. Di sicuro, però, Emanuele Melillo è rimasto vigile fino alla fine: nessun malore, quindi, per il 33enne autista del bus. «L’abbiamo visto con la testa sul finestrino del lato guida per provare a controsterzare ed a tentare di deviare il corso del bus che stava precipitando sul lato destro della carreggiata»: questa, la testimonianza resa da uno dei passeggeri che viaggiava in quel bus, crollato giovedì scorso, riportata dal collega Leandro Del Gaudio sulle colonne de Il Mattino. La suddetta testimonianza è destinata a finire agli atti dell’inchiesta condotta da pubblico ministero e magistrato. L’ipotesi percorsa in queste ore dalla Procura di Napoli è quella del disastro colposo, anche a seguito di un sopralluogo effettuato nella giornata di ieri sul luogo dell’incidente.

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Le testimonianze rese sia ai media che alla polizia giudiziaria, confermano una linea coerente; inoltre, gli esiti autoptici, escludono l’ipotesi del malore: «Non c’è stato nessun mancamento, l’autista è rimasto vigile fino alla fine, ha provato con tutte le sue forze per raddrizzare la corsa del mezzo che, improvvisamente era sbandato sulla ringhiera protettiva. Era come se una delle ruote fosse andata fuori asse, come se avesse urtato contro un marciapiede», parla un 60enne, passeggero miracolato di quel giovedì. La vicenda prosegue nell’attesa degli esiti delle indagini, mentre la famiglia di Emanuele Melillo chiede di conoscere la verità sull’incidente. La moglie della vittima, difesa dalla penalista Giovanna Cacciapuoti, ha anche offerto il codice d’accesso del telefonino cellulare del marito anche per sgomberare il campo da eventuali ipotesi di distrazioni alla guida.

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