di Giancarlo Tommasone

Infastidita, seguita, maltrattata, violata. Costretta a subire il comando, prima via web, poi dal vivo, di una persona che non ama, nei confronti della quale ha perso anche la comprensibile infatuazione adolescenziale. Di un uomo di cui ha invece terrore. Rosa ha chiesto aiuto molto prima di essere spinta nel territorio degli scomparsi. Il suo persecutore, per tre Procure della Repubblica, altri non sarebbe che il 28enne pachistano Alì Qasib. A prendere immediatamente coscienza di quanto la 15enne cominciasse a subire era stato suo padre, che aveva scoperto alcune immagini hot che la ragazza inoltrava a Qasib.

Oltre a quelle ci sono foto – per certi versi – ancora più preoccupanti: scatti in cui la giovane compare con il velo. Cominciano a essere depositate le denunce, alla terza querela presentata nei confronti del pachistano, Rosa viene chiamata a conferire dalle forze dell’ordine come persona sentita a sommarie informazioni testimoniali. E’ in tale occasione che la giovane dice la sua verità su Qasib: non lo ama, non ne è mai stata innamorata.

Ali Qasib, 28enne pakistano

Un verbale quello che relaziona delle affermazioni di Rosa, dal contenuto inequivocabile che sconfessa del tutto le parole e il tenore del videomessaggio fatto recapitare ai suoi genitori. Nonostante la gravità delle denunce, il prospettarsi di un rapimento, le testimonianze e il materiale probante raccolto dal padre di Rosa, il pm presenta richiesta di archiviazione e decide di non procedere nei confronti del pachistano. Sarà il gip, ma solo due mesi dopo la scomparsa della ragazza, a respingere la richiesta, riaprendo di fatto il caso.

La mamma di Rosa Di Domenico
La mamma di Rosa Di Domenico

Alì Qasib viene indagato, a suo carico si ipotizzano i reati di pornografia minorile, violenza sessuale e rapimento. Nel frattempo, però, è riuscito ad eclissarsi e con sé ha portato Rosa. Da quel 24 maggio sono passati ormai più di sette mesi.