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di Giancarlo Tommasone

La scorsa settimana, la Suprema Corte ha confermato l’ergastolo per Ugo De Lucia. Gli ermellini hanno emesso il no definitivo alla revisione della condanna per Ugariello, anche detto il «mostro», accusato di aver ucciso Gelsomina Verde.

Aveva 22 anni Mina,
fu torturata,
ammazzata con tre pallottole
esplose da distanza
ravvicinata alla nuca.
Poi il corpo fu dato alle fiamme

La scoperta dei resti straziati avvenne nella notte del 21 novembre del 2004. Siamo nel periodo della prima faida di Scampia, guerra che vide misurarsi a colpi di barbarie l’esercito dei Di Lauro e quello degli Scissionisti.

Gelsomina Verde, vittima della barbarie camorrista
Gelsomina Verde, vittima della barbarie camorrista

Guerra per soldi, potere,
per il controllo dello spaccio
nel più grande mercato
a cielo aperto degli stupefacenti

Da quel delitto sono passati quasi quindici anni, e come riportato in esclusiva da Stylo24, molto è cambiato nella vita di Ugo De Lucia. Nel 2016 gli è nato un altro figlio, e da tempo usufruisce di permessi premio che lo hanno portato in diverse occasioni ad allontanarsi dal carcere di Padova presso il quale è detenuto.

Sembra una vita fa, e quasi sicuramente lo è; nel corso della «nuova» esistenza, Ugariello si è cimentato pure nella scrittura. E allora, lo troviamo perfino articolista per il giornale del penitenziario dove sconta la sua pena.

La testimonianza dal carcere di Ugo De Lucia

«Mi chiamo Ugo De Lucia, sono detenuto presso la Casa di Reclusione di Padova», esordisce il 40enne. «Sono arrivato in quel di Padova dopo aver girato un po’ di istituti italiani, affrontando difficoltà sempre più grandi, difficoltà che non mi permettevano di guardare oltre, non riuscivo a trovare quell’equilibrio che potesse dare serenità a me e soprattutto alla mia famiglia. Sono un detenuto condannato all’ergastolo» e «riesco anche ad aiutare la crescita dei miei figli», sostenendoli pure dal punto di vista economico. Parla pure di un percorso spirituale compiuto negli anni: «Il mio rapporto anche con la fede non era del tutto chiaro, non sapevo cosa fosse, solitamente ero abituato a credere in ciò che la vita mi mostrava o riuscivo a vedere… oggi a distanza di anni sono riuscito a capire tante cose». Ugo De Lucia dice di voler riprendersi «la vita che mi era sfuggita, ho preso già casa a Ponterotto, dove la mia famiglia doveva trasferirsi in modo da iniziare a starle vicino durante i miei permessi, (perché usufruisco di permessi, e avendo una sorella che è portatrice di handicap, qui sono riuscito a portarla in giro il giorno di Pasqua dopo anni che non riuscivo a vederla)».

La nuova vita a Padova

Da Via del Cassano, Secondigliano, Napoli, al profondo nord, chissà se a De Lucia, da giovane, è mai balenato in testa che un giorno avrebbe potuto scrivere: «Padova è diventata per me il luogo dove cercare di riparare a tutto quello che è stata la mia vita passata, cercare di regalare a chi mi sta vicino da tanti anni una vita normale e serena».  «Ringrazio tutti per l’attenzione che avete mostrato a questo mio sfogo». Conclude così il suo «articolo», Ugo De Lucia, ex killer del clan di Paolo Di Lauro.

 

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