di Giancarlo Tommasone

«Dichiarazioni di guerra» lasciate sui muri dalla pittura spray, dimostrazioni di forza, «consigli» di sgombrare il campo e raid intimidatori a suon di piombo. Da alcune settimane gli investigatori hanno registrato fibrillazioni nel salotto buono della città, la zona di Chiaia, in particolare in quella porzione che va sotto il nome di Torretta.

Nel mirino degli emergenti sono finiti
gli esponenti di quel che resta del clan Frizziero.

Organizzazione, quest’ultima, che per anni ha monopolizzato gli affari illeciti proprio a Chiaia e a Mergellina. Una storia criminale che comincia negli anni Ottanta dopo il matrimonio tra Adele Frizziero e Giovanni Alfano, padrino del Vomero.
Ma gli equilibri delle cosche a Napoli sono tutt’altro che stabili, sono mutevoli, in perenne divenire e ciò capita in tutti i quartieri, nessuno escluso, è la principale caratteristica della camorra cittadina.
Il livello dello scontro, registrano gli investigatori, nell’ultimo periodo è preoccupante, tanto che ci sarebbero tutti gli elementi per innescare una vera e propria faida. Da una parte i Frizziero, considerati «in rotta» in questo momento, dall’altra i componenti di un gruppo malavitoso in ascesa, la famiglia S.

Sul tavolo il piatto ricco, rappresentato dalla gestione degli affari illeciti, che si chiamano spaccio di sostanze stupefacenti, cocaina soprattutto, e racket delle estorsioni, vista la presenza in zona di numerosi locali e attività commerciali.

Da semplici scaramucce, si sarebbe passati
a veri e propri confronti armati, sorta di stese,
portate a termine nella zona di competenza dei Frizziero.

Sui muri dei «nemici» sono poi comparse scritte con acronimi che identificano il gruppo emergente e frasi dall’inequivocabile contenuto minaccioso. I «graffiti della camorra» sono stati prontamente cancellati, ma la cosa non è sfuggita alle forze dell’ordine che seguono l’evolversi dello scontro con particolare attenzione.

Il rischio di un ulteriore innalzamento
del livello di allerta c’è tutto.

E oltre agli investigatori, sono venuti a conoscenza del pericolo faida anche malavitosi di ambienti di Secondigliano, storicamente collegati a Chiaia e alla Torretta. Non è escluso un loro intervento per cercare di stabilizzare la situazione e «calmare» gli animi, pure perché l’ultima cosa che si vuole, è una guerra che potrebbe mettere a repentaglio il normale svolgimento degli affari.