di Francesco Vitale

I riflettori della Dda di Cagliari si sono accesi su 11 persone. Secondo le indagini coordinate dall’Antimafia del capoluogo sardo e condotte dal Nucleo di polizia economica e finanziaria della guardia di finanza, i principali attori del gruppo sono Flavio Carboni (86 anni), la moglie di quest’ultimo, Antonella Pau (50 anni), il 51enne di Napoli, Lorenzo Dimartino e Maria Laura Scanu Concas (68 anni, nata a Firenze e residente a Roma).

Flavio Carboni è l’uomo d’affari con interessi in Sardegna che fu condannato
a marzo scorso, in primo grado, a sei anni
e mezzo di reclusione, per il caso P3

L’86enne e gli altri tre sono indagati per  associazione a delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori. Nella stessa inchiesta sono coinvolte altre sette persone. Secondo l’accusa, per mantenere nascosta la provenienza del denaro degli investimenti, riconducibili a Carboni, gli indagati avrebbero partecipato alle operazioni per intestarsi fittiziamente quote societarie o intestare la proprietà di auto di lusso a terze persone, mentre in realtà erano nella disponibilità dell’86enne.

Carboni è stato rinviato a giudizio
ad Arezzo, lo scorso mese di maggio

Insieme a lui sono finite alla sbarra altre nove persone, accusate, tra l’altro, a vario titolo, anche di associazione per delinquere, bancarotta, reati fiscali e riciclaggio. Per gli inquirenti, una somma di quasi mezzo milione di euro venne ripulita utilizzando un conto che era stato aperto presso Banca Etruria.

Flavio Carboni

Il tentativo di scalata a Banca Etruria

Nel procedimento risultava indagato anche il commercialista napoletano Lorenzo Dimartino, ma poi la sua posizione è stata stralciata e attenzionata dalla Procura di Napoli. Come riporta il quotidiano La Verità nell’edizione del 6 agosto scorso, sarebbe stato Demartino a presentare l’offerta di acquisizione di circa la metà delle azioni di Banca Etruria. L’operazione si sarebbe svolta a nome di un fondo qatariota, il non meglio identificato Qvs. Nella nuova inchiesta, quella di Cagliari, Dimartino, annotano i magistrati, avrebbe fornito la propria «consulenza professionale in complesse attività societarie, aventi finalità fraudolente».

Il ruolo del commercialista napoletano Dimartino

Inoltre, secondo l’accusa, si sarebbe prestato a fare il prestanome. Le indagini della Procura di Cagliari si sono avvalse anche delle rogatorie chieste all’estero, in particolare a Londra, in Inghilterra. Così è stato possibile rintracciare milioni di sterline, che farebbero parte del presunto tesoro di Carboni. L’imprenditore, che proprio attraverso Lorenzo Dimartino, aveva cercato – quattro anni fa – di effettuare la scalata a Banca Etruria. Il tentativo sarebbe stato reso possibile anche ai buoni rapporti che il gruppo aveva con Lorenzo Rosi e Pier Luigi Boschi, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’istituto di credito aretino, all’epoca dei fatti. Ma a quanto ammonterebbe (o ammontava) il presunto tesoro inglese? A una ventina di milioni di sterline.

Pier Luigi Boschi

La Procura sulle tracce del tesoro «inglese»

I soldi non sono stati materialmente trovati, ma come hanno spiegato dalla Procura, ci sono tracce che proverebbero che quei soldi siano stati depositati. Secondo i magistrati, il gruppo avrebbe dato vita a una sorta di sistema di «scatole cinesi», per eludere eventuali sequestri e reimpiegare denaro, frutto di presunto riciclaggio. In tale ottica, ricostruiscono i magistrati, Carboni, Dimartino e Scanu Concas, nel 2015, avrebbero creato la Gracom ltd, società dal capitale sociale di 10 milioni di sterline.