(tratto dal libro «Nco – La vera storia dei cutoliani» – Collana I Cattivi)

Settantasei anni, cinquantadue dei quali trascorsi in carcere, intervallati da due brevi latitanze. Alle spalle otto ergastoli, condanne per reati di associazione camorristica e omicidio, e una storia esemplare e allucinante. Il suo clan è ormai decimato, la sua libertà l’ha persa nel 1979, anno dell’ultimo arresto. Nonostante il tempo, però, continua a far parlare di sé. Ha avuto tanti soprannomi: l’ingegnere, il camorrista (che ha ispirato il romanzo di Giuseppe Marrazzo e il film d’esordio del regista Giuseppe Tornatore), don Raffaè (come nella canzone di Fabrizio De Andrè), il professore (per via di quegli occhialini dalla sottile montatura in oro o, forse ancor di più, per quella capacità comunicativa che gli ha consentito di manipolare le coscienze di giovani senza cultura e con poche speranze e rivoluzionare l’immagine della criminalità organizzata). Il suo nome ha fatto il giro del mondo e da solo basta ad evocare un’epoca, un certo tipo di malavita, tanti omicidi, rispetto e paura.

Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

E’ Raffaele Cutolo, fondatore e capo indiscusso della Nuova camorra organizzata, l’uomo che ha creato una cosca facendo propaganda nelle carceri, che di sé amava parlare come di una sorta di nuovo Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri, che volle sostituirsi ad uno Stato in oblio nelle terre della provincia napoletana, che sconvolse i piani della malavita in Campania e accumulò denaro e potere tanto, come sussurrano le cronache di tutti i tempi, da arrivare persino a contrattare con politici e alti rappresentanti delle istituzioni negli anni Ottanta e da avere contatti con i settori deviati dei servizi segreti e le Brigate rosse.

Costruì il suo impero grazie ad un innato carisma, capacità manageriali e intelligenza votati al male. E’ stato un grande protagonista della storia della criminalità organizzata campana, un ‘cattivo’ ma atipico rispetto agli altri capicamorra, e un personaggio continua ad esserlo, a dispetto del tempo e della lunghissima detenzione, perché l’attenzione alla sua storia è frizionata da eventi sempre nuovi. Il più recente è la nascita della figlia Denise. La piccola è nata il 30 ottobre del 2007 al Secondo Policlinico di Napoli grazie alla fecondazione assistita. Una paternità fortemente voluta dal boss, ergastolano in carcere, che per questo desiderio ha condotto una estenuante battaglia legale.

Immacolata Iacone, moglie del boss Raffaele Cutolo

Una gravidanza decisamente voluta anche dalla moglie di Cutolo, Immacolata Iacone, una donna che per alcuni versi sembra una donna d’altri tempi. Che rinuncia all’emancipazione e giura eterna fedeltà ad un uomo confinato nel più severo dei regimi carcerari, che nutre il suo amore con attese e incontri sorvegliati, con il ricordo di un bacio, l’unico nella sua storia d’amore con Raffaele Cutolo, che le fu concesso nel 1982, dopo sei mesi di fidanzamento, nel carcere dell’Asinara. Si conobbero quando lui era già detenuto, si baciarono nella sala colloqui sporgendo il corpo sopra il vetro divisorio, come ha raccontato Immacolata Iacone. Un personaggio anche lei, un altro esempio, se vogliamo, del carisma che Cutolo ha saputo esercitare su chi gli stava accanto.

La nascita della piccola, unica erede del vecchio capo della Nuova camorra organizzata, ha solleticato la curiosità dell’opinione pubblica. Tg e quotidiani locali e nazionali hanno riportato la notizia in prima pagina. Qualcuno ha storto il naso e polemizzato sull’attrazione mediatica legata all’evento facendo notare che si trattava pur sempre della figlia di un boss della camorra e non di un vip del mondo patinato. Ma la curiosità è stata più forte delle polemiche e l’eccezionalità del caso – non capita tutti i giorni che un boss della camorra, con tante condanne all’ergastolo e confinato al 41bis, abbia la possibilità di concepire un figlio, sia pure con la fecondazione assistita – è diventata cronaca da scoop, e Immacolata Iacone è stata intervistata persino da settimanali e riviste femminili.

Raffaele Cutolo e Immacolata Iacone
Raffaele Cutolo e Immacolata Iacone

“Il giorno del matrimonio è stata l’unica volta che ho visto mio marito per intero, dalle scarpe ai capelli, senza sbarre o divisori a separarci – ha raccontato Iacone in un’intervista al settimanale Vanity Fair –. La sua famiglia mi disse che sarebbe uscito nel giro di due anni. Io risposi che ero disposta ad aspettarne anche dieci. Ne sono passati più di 23. Non sono pentita, questo è il mio destino. Ho fatto una scelta che ha determinato quelle successive…”. “Sono consapevole che la nascita di mia figlia susciterà l’interesse dell’opinione pubblica – sono state le parole della moglie di Cutolo al quotidiano ‘la Repubblica’ che ha pubblicato prima degli altri il lieto evento – . Mia figlia non porta un cognome qualsiasi, ma farò di tutto perché possa avere una vita normale, tranquilla, lontana dai riflettori e dai pregiudizi”.

Raffaele Cutolo con il figlio Roberto

Denise è nata con parto cesareo. E’ stata concepita con l’inseminazione artificiale dopo l’autorizzazione ottenuta nel 2001 dal Ministero della Giustizia, dopo una lunga e discussa battaglia legale e dopo un paio di tentativi falliti. “So che morirò in carcere e a mia moglie vorrei tanto regalare un figlio”, aveva sempre dichiarato il boss. Il suo primo erede, Roberto, avuto dalla prima moglie, Filomena Liguori, morì all’età di 28 anni, assassinato in un agguato di camorra nel Varesotto.

(1-continua)