di Giancarlo Tommasone

Tiene banco soprattutto sui social, la vicenda della bomba carta, esplosa il sedici gennaio davanti alla pizzeria di Gino Sorbillo, in Via dei Tribunali. Nei giorni scorsi sono stati arrestati tre presunti estorsori, ritenuti legati al clan Mazzarella. Si tratta di Pietro Perez, detto Pierpaolo, Antonio Iodice e Marco De Martino. Dall’ordinanza è emerso che i tre oltre ad aver imposto il pagamento di denaro al titolare di «Pizza e pummarola», avrebbero portato a termine anche azioni intimidatorie nei confronti di quest’ultimo e della sua famiglia. La più eclatante, quella dell’ordigno esploso il sedici gennaio scorso, appunto.

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Nell’immediatezza dell’azione, si ipotizzò che la bomba fosse destinata a Sorbillo, ma in seguito alle indagini e alla ricostruzione degli inquirenti, si è scoperto che l’ordigno, solo per un errore di lancio è scoppiato davanti al locale di Via dei Tribunali (danneggiando lievemente una porta in ferro), perché era destinato, invece, a uno dei balconi di casa della famiglia che gestisce «Pizza e pummarola»; che è nello stesso corpo di fabbrica che ospita il locale di Sorbillo, il cui ingresso si trova proprio sotto ai balconi di pertinenza di detta abitazione.

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Come riportato in un precedente articolo, del fatto che il suo locale non fosse il reale obiettivo del raid, Sorbillo viene «notiziato» da un suo collaboratore, tale Pasquale, il giorno dopo lo scoppio della bomba, il 17 gennaio. Va detto pure, che nell’ordinanza, non vi è traccia di un eventuale invito da parte di Sorbillo al suo collaboratore, di recarsi dalle forze dell’ordine per denunciare quanto sa. Relativamente alla conversazione telefonica che avviene tra Pasquale e Sorbillo il 17 gennaio, gli inquirenti scrivono: «In una conversazione intercorsa nella giornata del 17 gennaio del 2019, sull’utenza in uso a Sorbillo Luigi, Pasquale, collaboratore di Sorbillo, gli spiega che l’atto intimidatorio non sarebbe stato rivolto a lui evitando, però, di entrare nei particolari di cui è a conoscenza».

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A questo punto, per mero dovere di cronaca, va riportata un’altra conversazione, che avviene tra Pasquale e una poliziotta del commissariato Decumani, la sera dello stesso 17 gennaio (alle 22.48).

I contenuti della telefonata, sono ritenuti interessanti, dagli inquirenti, poiché Pasquale «oltre a fare i nomi dei presunti autori, spiega alla sua interlocutrice, le modalità e il fine del gesto criminale». Dopo i saluti, i due iniziano a parlare dell’esplosione della bomba. Pasquale: «E poi ho mandato a dire… a Esposito (considerato il reale obiettivo del raid)… diciamo, ho mandato a dire ad uno… ho mandato sotto ad uno per curiosità…». Poliziotta: «Eh». Pasquale: «E lui ha confermato a questo… ha detto: sì, era per me». Poliziotta: «E perché l’hanno posizionata proprio sotto da Sorbillo?». Pasquale: «No, non l’hanno posizionata, gliel’hanno buttata nel balcone… buttandola nel balcone…». Poliziotta: «Eh».

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Pasquale: «E’ andata a finire… ha preso un ferro, una staffa di ferro, un qualcosa, non ha saputo… la paura stessa del buttargliela è tornata indietro». Poliziotta: «E’ caduta a terra». Pasquale: «E’ caduta a terra e si è fermata davanti a Sorbillo, perché effettivamente, se la volevano mettere a Gino, spostavano il pannello e gliela buttavano dentro». Poliziotta: «Eh, sì. Quindi quello la voleva lanciare sul balcone». Pasquale: «Lui gliela voleva lanciare nel balcone».

I due continuano a parlare dell’esplosione e del video relativo ad alcune fasi dell’attentato.

Pasquale: «Così è (è andata così la dinamica, sottolineando che l’obiettivo era la casa di Esposito)». Poliziotta: «Ho capito, ho capito». Pasquale: «Perché sapevano che comunque si mettevano contro ad una istituzione (Sorbillo, ndr)». Poliziotta: «Infatti, ora hanno creato un macello… questo Gino che sta cavalcando…». Pasquale: «Gino ha avuto 500 euro di danni e sta facendo un milione di euro di pubblicità». Poliziotta: «Mamma mia. Buon per voi, perché poi, almeno, vi paga pure di più… speriamo». Pasquale: « A noi? A me proprio specialmente, a me mi ha abbandonato proprio, a me mi ha scamazzato lì, con il suo socio, che è una chiavica e addirittura mi voleva pure licenziare qualche mese fa». Poliziotta: «Veramente?» Pasquale: «Gino è cambiato da così a così, non… ». Poliziotta: «Capisco, capisco».

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Pasquale: « Ormai è diventato…». Poliziotta: «E’ un personaggio televisivo». Pasquale: «Ormai… però come si dice? Non dimenticarti…». Poliziotta: «Le origini, no, hai ragione». Pasquale: «(Non dimenticarti) delle persone che ti hanno affiancato nel bene e nel male. Io penso che se tu sei cresciuto, è anche grazie alla squadra, non è solo (grazie) a te». Poliziotta: «Certo, certo». Pasquale: «Quindi… questo glielo dico sempre, lui si prese collera ultimamente, ma quella è la verità, effettivamente». Poliziotta: «Eh, ma l’ho visto, anche nei nostri confronti è un po’ cambiato».

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Pasquale: «No, ma perché giustamente, prima non è per offesa, però prima magari conosceva il funzionario, l’ispettore, adesso conosce il questore, adesso conosce il prefetto, il comandante, il politico, invece prima se doveva chiedere un piacere a Pasquale, che era della borghesia, adesso lo chiede a qualcuno più (in) alto…». Poliziotta: «Più (in) alto». Pasquale: «Non si abbassa più… giustamente, i soldi purtroppo sono sporchi e cambiano le persone». Poliziotta: «Eh, mamma mia». E infine si torna a parlare ancora dell’obiettivo della bomba. Pasquale: «Posso dire una cosa?».

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Poliziotta: «Dimmi». Pasquale: «Lui (si riferisce a Sorbillo) mi ha telefonato stamattina, coso, voleva essere tranquillizzato che non era qualcosa di racket. Ho detto: “Stai tranquillo, ma chi viene a fare il racket a te? Però – ho detto io – devi sapere che sono persone del quartiere”». Sorbillo, racconta ancora il suo collaboratore, gli chiede se per caso abbia avvisato la poliziotta con la quale, proprio quest’ultimo sta parlando. Pasquale: «Ho detto: “Ancora no, la devo avvisare?”. Non mi ha risposto più».