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di Francesco Vitale

Alcune cosche sono «legate» (nello stesso tempo) a questo e a quel sodalizio che sono magari in guerra tra loro. Ad esempio, i Sequino secondo quanto emerge dalle indagini compiute nel periodo che va dal 2016 al 2018 (indagini che lo scorso 18 febbraio sono sfociate nell’operazione che ha portato all’arresto di oltre 20 presunti componenti della cosca di Via Santa Maria Antaesecula), avrebbero intessuto rapporti con i Buonerba, organizzazione che ha il suo quartier generale in Via Oronzio Costa.

Il punto è che quest’ultima fazione,
di Forcella, ha combattuto
la faida contro i Sibillo

Andando a spulciare uno dei profili social di quello che è considerato dagli inquirenti un affiliato di rango dei Sequino, Silvestro Pellecchia (cognato dei boss detenuti Nicola e Salvatore) ci si può rendere conto come quest’ultimo, nella sezione dedicata ai «caduti», accanto alla foto di Salvatore Esposito e di Ciro Marfé, pubblichi anche quella di Emanuele Sibillo, ucciso all’età di 19 anni. Il ferimento mortale del baby-boss avvenne proprio in Via Oronzio Costa per mano della famiglia rivale (i Buonerba, appunto), nella notte del 2 luglio del 2015. Restando sui rapporti intessuti con gli altri clan, è «consolidato (dunque) – è scritto nell’ordinanza – quello tra i Sequino e i Buonerba (…) rapporto che si è tradotto in un ausilio concreto con messa a disposizione di uomini e mezzi».

I Sequino, che alla Sanità si oppongono
ai Vastarella, sono in contatto «con altri clan
con i quali vengono allacciati rapporti di diversa natura»

Il gip nel faldone dell’inchiesta sfociata con l’operazione del 18 febbraio, annovera pure il caso del Cavone, zona rispetto alla quale «come è dimostrato dal duplice omicidio (Esposito-Marfé ) del 3 agosto del 2016, gli uomini del clan Sequino hanno sicuramente un accesso privilegiato dettato verosimilmente da comunanza di interessi nella materia del traffico di stupefacenti».

Inoltre, le attività di intercettazione (sia telefonica che ambientale) hanno fatto emergere il legame da parte del gruppo di Via Santa Maria Antaesecula, con Salvatore Barile, considerato elemento di spicco del clan Mazzarella, «persona – annotano gli inquirenti – su cui Salvatore Sequino ed i suoi uomini sanno di potere contare, sia in termini di “appoggio militare” (come dimostrano le conversazioni relative al progetto omicidiario in danno di Patrizio Vastarella) sia per risolvere problemi di natura economica (come dimostrano le conversazioni del recupero credito verso tale Scellone di Piazza Mercato)». Rapporti, si evince sempre da una serie di intercettazioni, sono intessuti dai Sequino con «quelli delle Case Nuove», zona a ridosso di Via Amerigo Vespucci.

Gli equilibri con il gruppo
delle Case Nuove
«compromessi»
a causa di un debito
da saldare

I componenti del gruppo delle Case Nuove, da un lato vengono definiti «compagni, dall’altro hanno mancato loro di rispetto andandosi ad “impostare” nella loro zona, sebbene a fronte di una giusta pretesa (un credito vantato verso i Sequino)», è scritto nell’ordinanza. Nel frattempo è attesa la fissazione della data in cui gli indagati coinvolti nell’operazione del 18 febbraio scorso compariranno davanti al giudice del Tribunale del Riesame.

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