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di Francesco Vitale

Canapa light, quali sono i rischi per i gestori dei circa 900 shop che si trovano in Italia e nei quali è possibile acquistare infiorescenze, piastrine e i diversi prodotti realizzati con quella che viene definita cannabis legale?

A quanto pare molti, primo tra tutti quello di vedersi sequestrare la merce.
Nelle scorse ore una vasta operazione della polizia condotta tra Forlì e Cesena
ha portato al sequestro di 73 chili
di cannabis light per un valore
di circa 800milA euro

I titolari dei 16 negozi in cui sono stati effettuati gli accessi sono indagati tra l’altro anche per detenzione e commercializzazione di sostanze stupefacenti e per l’incitamento all’uso (di cannabis, naturalmente). Ma come si è arrivati ai controlli? Lo scorso giugno – come riporta l’odierna edizione de La Stampa – il Consiglio superiore della Sanità aveva parlato di «pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti dalle infiorescenze di canapa» e aveva raccomandato anche misure finalizzate a «non consentire la libera vendita».

A settembre invece sul caso degli shop di canapa light
(che per legge deve contenere un principio attivo tra lo 0,2 e lo 0,6%)
si è mosso il ministero dell’Interno, che ha chiesto alle questure
di cominciare a far partire dei controlli

E’ bene sottolineare che, relativamente all’operazione di Forlì e Cesena, ogni singolo caso è a sé stante, bisogna però anche ribadire che la normativa (legge 242 approvata nel dicembre del 2016) in merito parla chiaro. Al paragrafo 3 è scritto: «Il sostegno e la promozione riguardano la coltura  della  canapa finalizzata: alla coltivazione e alla trasformazione; all’incentivazione  dell’impiego  e  del  consumo  finale  di semilavorati  di  canapa  provenienti  da  filiere   prioritariamente locali;  allo  sviluppo  di   filiere   territoriali   integrate che valorizzino i risultati della  ricerca  e  perseguano  l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale; alla  produzione  di  alimenti,  cosmetici,   materie   prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di  diversi settori; alla realizzazione di opere  di  bioingegneria,  bonifica  dei terreni, attività didattiche e di ricerca».

Non è contemplato l’uso «ricreativo», non è menzionato dalla normativa, mentre è proibito dalle precedenti e note leggi in maniera sanitaria. Della sostanza (oltre ai prodotti contenenti cannabis vale a dire olio, biscotti, pane, cosmetici) gli shop possono vendere anche infiorescenze e piastrine, ma come è riportato proprio sul retro di una confezione di uno di questi ultimi prodotti, alla voce note legali, è possibile leggere che si tratta di «un prodotto tecnico per ricerca sulla canapa da collezione, ornamentale o profumo per ambiente. Non è un prodotto medicinale, alimentare, da combustione o da ingestione od assunzione».

Il lancio di Ganja Claus Party

Abbiamo capito, dunque, il cliente (deve essere maggiorenne) acquistando in uno shop autorizzato, infiorescenze o piastrine di canapa light, sa che ad esempio un tale prodotto non può essere «fumato». Stylo24 si è recato presso uno di questi negozi, che ha aperto nella zona collinare della città. «Un grammo di infiorescenze – ci dice il gestore – costa intorno ai dieci euro. Stesso prezzo per la piastrina: una di 3 grammi costa 30 euro». Gli domandiamo anche se vende semi di cannabis. «Preferisco di no, la normativa al riguardo è alquanto borderline e preferisco non venderli».

Anche perché si potrebbe incorrere
nel reato di induzione alla produzione di cannabis

C’è inoltre da dire che la coltivazione casalinga, anche di canapa legale, fa spesso scattare sequestri di piantine, denunce e perfino arresti. Tutto si basa sul Thc del prodotto coltivato, che non deve mai superare lo 0,6%, e sull’uso che si fa appunto del prodotto (sia esso pure light), che non deve essere, per legge, mai ricreativo.

Al laboratorio occupato Insurgencia previsto il «Ganja Claus Party»

A questo punto dobbiamo riallacciarci alla festa che si terrà il prossimo 29 dicembre presso il laboratorio occupato Insurgencia, a Napoli. Durante il «Ganja Claus Party», di cui si è occupato qualche giorno fa Stylo24, sarebbe previsto, da quanto si legge nella presentazione dell’evento su Facebook, l’uso ricreativo della canapa. C’è da chiedersi: dopo quanto registrato a Forlì e a Cesena rispetto a negozi che vendono cannabis legale, Questura e Prefettura di Napoli accenderanno i riflettori (oltre che sugli shop cittadini di canapa light) anche sull’evento di Insurgencia, effettuando dei controlli? E’ configurabile nei confronti degli organizzatori di detto evento il reato di induzione al consumo e alla produzione di cannabis? Quale principio attivo conterrà la sostanza che si andrà a consumare durante il «Ganja Claus Party»? Inferiore o superiore allo 0,6%?

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