di Giancarlo Tommasone

Di anni ne ha 71 Luigi D’Alessandro, e secondo gli inquirenti, con il suo ritorno in libertà può ancora spostare gli equilibri malavitosi dell’area stabiese. Perché dopo quasi 30 anni di carcere, nelle scorse ore, Gigginiello, fratello di Michele e cofondatore della cosca di Scanzano, ha potuto rivedere il suo rione e Castellammare. Dove tutto è cominciato, dove gli affari illeciti si fanno ancora per conto e nel nome della medesima organizzazione criminale. Di quel clan, del quale è stato sempre considerato mente economica ed imprenditoriale.

Il rione Scanzano di Castellammare di Stabia

Era il 1993 quando i poliziotti bussarono alla porta di un appartamento della cittadina stabiese. In casa insieme a una nipote della coppia c’erano il boss Luigi D’Alessandro e sua moglie Annunziata Napodano. Gigginiello era latitante dal maggio del 1992, perché colpito da una ordinanza di custodia cautelare per inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale e di soggiorno a Camerota, nel Cilento. Il provvedimento era stato emesso nel febbraio dello stesso anno. A Luigi D’Alessandro, secondo quanto fu accertato all’epoca dagli investigatori, era affidata la gestione del clan durante i periodi di detenzione del fratello (Michele, anche lui latitante nel 1993).

Il boss di Castellammare di Stabia, Michele D’Alessandro

Il consiglio comunale di Camerota insorse per impedire che il malavitoso di Scanzano risiedesse nella cittadina costiera. In precedenza, il 17 gennaio del 1992, il boss era stato scovato, sempre in un appartamento di Scanzano. Si era reso irreperibile nel luglio del 1991 per sottrarsi proprio all’obbligo di soggiorno nel Cilento.

Fu rintracciato sempre dalla polizia nell’ambito di una vasta operazione diretta contro i clan D’Alessandro e Imparato, protagonisti all’epoca di una faida che insanguinò Castellammare.

Gigginiello si nascondeva in un alloggio di proprietà di un cognato, gli agenti lo sorpresero e sequestrarono numerosi documenti, tra i quali ricevute di versamenti per centinaia di milioni di lire in banche stabiesi. L’uomo era in compagnia di un infermiere dell’ospedale San Leonardo di Castellammare, G. B., sindacalista, all’epoca 48enne.

Luigi D’Alessandro è tornato a Scanzano senza clamore

Del resto non sono più i tempi  – era il 1988 – di quando la scarcerazione di suo fratello, il defunto padrino Michele D’Alessandro veniva festeggiata con i fuochi d’artificio e pubblicizzata con manifesti su cui campeggiava la scritta ‘Viva Don Michele’. Ciononostante gli investigatori temono che Luigi, grande vecchio della camorra, possa riorganizzare le truppe di Scanzano.

Ciò naturalmente non senza conseguenze per gli attuali equilibri nella cosca, che al momento sarebbe guidata da due persone che nell’ambiente sono meglio conosciute come Giovannone e Guappone. Gli inquirenti hanno pure evidenziato che Luigi D’Alessandro, negli anni di detenzione avrebbe potenziato e coltivato nuovi rapporti con mafia e ‘Ndrangheta, soprattutto nel campo del traffico internazionale di stupefacenti.

Già nel 1994, il boss fu coinvolto insieme al fratello Michele
e al nipote Pasquale in una indagine dell’Fbi

Per il reato di usura, a luglio del 1996, furono arrestati invece la moglie e il figlio di Luigi D’Alessandro, Pasquale. Queste ed altre attività andavano a rimpinguare le casse del clan. I D’Alessandro, nel corso degli anni, sono stati destinatari di numerosi sequestri di beni.

Il cimitero dei cani da combattimento

Gli scanzanesi, secondo le ipotesi degli investigatori avrebbero organizzato pure combattimenti clandestini tra cani. Ad agosto del 2003 fu scoperto un vero e proprio cimitero di animali. Gli investigatori misero in relazione il luogo con Luigi D’Alessandro (figlio di Michele), all’epoca detenuto e con precedenti in materia. Il 9 giugno del 2003, annotarono gli investigatori, quest’ultimo uccise un pastore tedesco, piazzandogli una pallottola in testa.