di Giancarlo Tommasone

La Procura di Roma impugna l’ordinanza del Tribunale del Riesame e di fatto ricorre in Cassazione, contro la decisione dell’annullamento della sospensione dal servizio per un anno, disposta dal gip Gaspare Sturzo, nei confronti di Gianpaolo Scafarto. Come riportato da Il Giornale, infatti, secondo la Procura, l’allora capitano del Noe accusato di aver falsificato un’informativa del caso Consip, avrebbe commesso non errori involontari, ma veri e propri «orrori» di indubbia rilevanza penale. Tutto ciò – sottolineano i magistrati inquirenti – sarebbe stato effettuato da Scafarto attraverso una condotta che avrebbe avuto come obiettivo quello di «inchiodare Tiziano Renzi alle sue responsabilità». Ed eventualmente arrestarlo.

Ma in che modo Scafarto avrebbe attuato suddetto tipo di condotta?

Proprio attraverso quelle che secondo i magistrati sarebbero state azioni «dolose e atte a moltiplicare gli indizi». Tutto ciò sarebbe emerso da alcuni messaggi whatsapp, rinvenuti nel cellulare del carabiniere ma anche dalle conclusioni delle informative che lo stesso Scafarto aveva redatto.

Due le informative finite sotto la lente dei magistrati inquirenti

L’attenzione dei magistrati si è focalizzata da due documenti in particolare (datati 9 gennaio e 3 febbraio 2017), che riportano del presunto incontro avvenuto a cena in un ristorante romano tra il papà di Matteo Renzi e Alfredo Romeo.

Tiziano Renzi

Cena che sarebbe stata organizzata per parlare di affari. Tale circostanza sarebbe stata riferita a Scafarto dal commercialista napoletano ed esponente del Pd, Alfredo Mazzei. Una vera ‘fissa’ – secondo gli inquirenti – quella del carabiniere nei confronti di Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio.

L'imprenditore napoletano Alfredo Romeo
L’imprenditore napoletano Alfredo Romeo

Le dichiarazioni di Mazzei, stando a quanto scrive nell’informativa Gianpaolo Scafarto, sono da considerarsi di valenza straordinaria, perché secondo l’allora capitano del Noe, «consentirebbero» di chiudere il cerchio su Tiziano Renzi e su Carlo Russo, quest’ultimo imprenditore toscano amico proprio del papà dell’ex premier. Le dichiarazioni di Mazzei, scrive sempre Scarfato nell’informativa, «consentono di affermare che Russo non sia un millantatore, ma al contrario egli avesse la possibilità di affrontare ed influire nell’assegnazione dei lotti Consip e che egli agisca in nome di Tiziano Renzi». La pensa diversamente la Procura, per tale motivo è stato prodotto il ricorso in Cassazione.