di Giancarlo Tommasone

Non poteva certo mancare l’intervento di Roberto Saviano, su una questione così importante e mediaticamente rilevante come quella di Casal Bruciato. E allora è stato puntuale il tweet del padre di «Gomorra», che questa volta se la prende oltre che con il solito Salvini anche con la polizia di Stato. «Parole ambigue dal MinistroDellaMalaVita su CasalBruciato per non indispettire i cani feroci di CasaPound che minacciano donne e bambini – cinguetta lo scrittore – E la @poliziadistato che sequestra striscioni e telefonini, ridotta a servizio d’ordine per la campagna elettorale di un partito. Che pena». Non si è fatta attendere la risposta dell’autorità nazionale di pubblica sicurezza.

«La polizia di Stato serve il Paese e non è piegata ad alcun interesse di parte. Chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge. Che pena leggere commenti affrettati e ingenerosi per dispute politiche o per regolare conti personali», si ribatte dal profilo della polizia.

Si schierano i followers di questo e quello
schieramento, a dare appoggio alle proprie fila.

Qualche riflessione va fatta. Non è la prima volta che Roberto Saviano, da anni sotto scorta e che quindi gode del lavoro, della protezione e dell’abnegazione delle forze dell’ordine, coinvolge nella sua battaglia anti Salvini, la polizia di Stato. Era accaduto anche qualche mese fa, sempre attraverso un tweet. «Quando Salvini individua i suoi nemici, li espone a odio e rappresaglia. Salvini è un codardo che usa e disonora la sua carica. La mia solidarietà a Giuseppe Genna. Ma anche al Capo della Polizia Gabrielli, umiliato quotidianamente da un codardo alle cui dipendenze è costretto», aveva dichiarato Saviano lo scorso 27 gennaio. Anche in quel caso non si era fatta attendere la risposta del Dipartimento di pubblica sicurezza.

La controbattuta non era arrivata via social, ma attraverso una dichiarazione resa all’agenzia Adnkronos: «Il capo della Polizia non si sente né umiliato, né delegittimato nelle sue prerogative, minimamente intaccate dal ministro dell’Interno, come sancite dalla legge e non come immaginate secondo i desideri dei singoli», fu risposto a Saviano.

Il capo della polizia, Franco Gabrielli

Questa volta l’attacco dello scrittore è stato più diretto, ha utilizzato non a caso il termine «pena», usato per controbattere, anche dalla polizia di Stato. L’uscita dello scrittore è stata registrata durante una giornata particolarmente difficile a Casal Bruciato, periferia orientale di Roma. Qui, da lunedì scorso, si assiste alla protesta, guidata soprattutto da Casapound, anche con violenza, contro l’assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia di etnia rom, gli Omerovic (nucleo composto da un 40enne bosniaco, da sua moglie e da 12 figli, tutti nati in Italia).

Lo scrittore Roberto Saviano
Lo scrittore Roberto Saviano

La tensione è montata pure ieri, quando tra l’altro, si è registrata la visita del sindaco Virginia Raggi, che recandosi presso la famiglia rom per esprimere la propria solidarietà, è stata accolta con fischi e insulti. Il «palcoscenico», dunque, valeva la pena essere calcato, e Saviano, non si è lasciato sfuggire l’occasione.