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di Giancarlo Tommasone

Una storia triste, che deve far riflettere sulle modalità dell’accoglienza per i rifugiati. Perché qualsiasi forma di ricovero, che non sia all’altezza delle aspettative di chi ha sofferto e scappa dalla propria terra, che non sia adeguata al degno ricevimento, non fa altro che aumentare sofferenza e degrado.

Dall’Africa all’ombra del Vesuvio,
e da lì verso una destinazione
sconosciuta
dopo la fuga
da un centro
di accoglienza
straordinaria per rifugiati

Da più di un mese si sono perse le tracce di un nucleo familiare formato da padre, madre, una bambina di 5 anni e un’altra di otto mesi. Facevano parte di un gruppo di 16 persone, quelle che dovevano essere ospitate presso una struttura dello Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) sul territorio di Ercolano. Ma alla fine i quattro, insieme ad altre famiglie (di cui una composta da due adulti e una bambina di cinque mesi) sono finiti nel Cas di Mergellina, centro di accoglienza straordinaria in cui sono ospitati 200 uomini adulti.

La storia comincia nella città degli Scavi,
alla fine dello scorso ottobre

Dopo un travagliato iter, l’incarico per la gestione e l’organizzazione dei servizi di accoglienza, viene aggiudicato al raggruppamento temporaneo di imprese formato da Aics (Associazione Italiana Cultura Sport), Arci Mediterraneo impresa sociale e consorzio Core. Il raggruppamento, dopo il sorteggio, ha la meglio sulla ditta uscente, Arcipelago della Solidarietà. I beneficiari, vale a dire coloro che usufruiranno del servizio di accoglienza (i rifugiati, per intenderci), vengono sistemati in un alloggio che si trova in via Roma ad Ercolano, mentre altre famiglie vengono trasferite nel centro Ostello di Mergellina (un Cas, appunto), a Napoli. Tale ostello non prevede la possibilità di cucina autonoma, quindi i beneficiari con minori (ricordiamo che i bambini alloggiati a Mergellina sono in tutto tre), non possono provvedere a preparare cibo per sfamare i loro figli.

I genitori dei bimbi si lamentano della situazione, il padre telefona agli operatori di Arcipelago della Solidarietà e racconta loro quello che sta vivendo. Le testimonianze sono toccanti, come si evince dai file audio che pubblichiamo.

La madre delle piccole di 5 anni e di otto mesi, dice che per la sua famiglia è impossibile restare nel Cas, non hanno modo per procurarsi del latte per le piccole, non hanno soldi e afferma che è stata costretta a chiedere l’elemosina per cercare di sopravvivere.

La prima sistemazione per i rifugiati
era prevista a mille metri di altitudine

Poi la scelta di scappare dal centro di accoglienza straordinario, soprattutto per tutelare la bimba di cinque anni, impossibile per la donna e per il marito tollerare ulteriormente una situazione di simile promiscuità. A dare notizia a un operatore di Arcipelago, della fuga della famiglia con due figlie piccole è un uomo (quello arrivato nel centro con la moglie e una bimba di 5 mesi) che in inglese racconta come i quattro rifugiati si siano allontanati dal Cas di Mergellina.

Vi è pure da dire che all’inizio il raggruppamento che è risultato vincitore della gara, aveva a disposizione alloggi in Via Osservatorio ad Ercolano, praticamente a mille metri di altitudine. Impossibile per i rifugiati recarsi a piedi, in un luogo abitato, pure per comprare beni di prima necessità. Beni di prima necessità come possono essere latte e pappine per dei bimbi di pochi mesi.

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