di Giancarlo Tommasone

L’ultima udienza si è tenuta ieri, poi, il dibattimento resterà sospeso fino al 15 gennaio 2019. Giorno in cui riprenderà con l’esame dei nuovi testi dell’accusa. Altre udienze sono state già fissate al 30 gennaio e all’otto febbraio 2019. Con uno spettro che aleggia: parte dei reati contestati, la prossima primavera, potrebbe andare in prescrizione.

L’inchiesta della Dda si palesò
nell’ottobre del 2014, producendo
17 indagati. Tra questi anche
Luciano Passariello,
consigliere regionale della Campania di FdI

Salvatore Cicu

L’Antimafia di Cagliari accese i riflettori su un presunto giro di riciclaggio di denaro – che sarebbe avvenuto in Sardegna – proveniente dal traffico di droga gestito da due clan campani, quello dei Casalesi e quello dei D’Alessandro. Al centro delle indagini un affare condotto a Villasimius, la compravendita di un terreno edificabile, che sarebbe stato chiuso coi soldi della criminalità organizzata campana. Caso che vede coinvolto, fra gli altri, anche l’europarlamentare di Forza Italia, Salvatore Cicu. Insieme a quest’ultimo, a luglio del 2016, furono rinviati a giudizio dal gup del Tribunale di Cagliari, Cristina Ornano, anche l’ex sindaco di Sestu, Luciano Taccori, l’ex capogruppo forzista nello stesso Comune, Paolo Cau, e altre quattordici persone, tutte residenti in Campania.

Rinviate a giudizio 17 persone,
quattordici sono residenti in Campania

Gli investigatori poterono pure accertare, nell’ambito delle indagini condotte, l’arrivo nell’Isola, il 5 agosto 2003, di Gennaro Chierchia, esponente di spicco del clan camorristico D’Alessandro di Castellamare di Stabia, ucciso in un agguato a marzo del 2010. Secondo l’accusa, Chierchia avrebbe portato in Sardegna una valigetta con 400mila euro in contanti per chiudere l’affare.

Un’aula di tribunale

Quando Gennaro Chierchia si recò in missione sull’isola

Conclusa l’inchiesta, il pm Secci aveva sollecitato il rinvio a giudizio per tutti i 17 indagati con l’accusa di riciclaggio. C’è da sottolineare il fatto che a Cicu, Taccori e Cau non è mai stata contestata l’associazione a delinquere né l’aggravante delle finalità mafiose. Nell’ambito del processo, nella giornata di ieri, presente in aula, per un controesame, il colonnello della guardia di finanza Stefano Rebechesu, che a suo tempo condusse le indagini. Al centro dell’udienza il flusso di denaro che, secondo l’accusa, sarebbe partito dalla Campania per arrivare in Sardegna.

Il controesame del colonnello Rebechesu

Rebechesu ha risposto alle domande dei difensori di alcuni imputati, in particolare, rispetto a quella formulata dall’avvocato di Cicu, Valeria Aresti, il colonnello della Finanza ha chiarito – come riportato da Nuova Sardegna che agli atti dell’inchiesta non risulta alcun rapporto diretto tra l’ex  viceministro ed esponenti della camorra campana. Di contro, il pubblico ministero Emanuele Secci sostiene che il denaro per chiudere l’affare proveniva da attività criminali, o comunque da esponenti delle organizzazioni malavitose campane. Di tale provenienza, sostiene sempre l’accusa, erano consapevoli Cicu, Taccori e Cau, che vendettero per un milione e 30mila euro la società Turicost, proprietaria di un’area edificabile a Villasimius.