di Giancarlo Tommasone

L’appalto è quello relativo alla «realizzazione della sede stradale che da Piazzale Carmine attraversa Via dei Bacini, Via del Lavoro portuale e Viale Vesuvio». Se lo aggiudicherà, il 22 marzo del 2016, la Ilmed srl, impresa che è affidata a un prestanome, ma che di fatto è gestita, «occultamente», annotano i magistrati, dai fratelli Pasquale e Mariano Ferrara. E’ una delle tante gare finite sotto la lente degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro corruttivo al porto di Napoli, una delle tante gare «pilotate» dietro la corresponsione di tangenti.

Le ammissioni
dell’ex funzionario
dell’Autorità portuale,
Giancarlo D’Anna

Responsabile unico del procedimento è, nel caso in oggetto, Giancarlo D’Anna, l’ex funzionario dell’Autorità portuale, che il 4 maggio del 2017, con le sue dichiarazioni ha squarciato un velo sul sistema affaristico illecito perpetrato presso lo scalo partenopeo. Uno dei modi per favorire le imprese «amiche», dice D’Anna agli inquirenti, «era quello di acquisire direttamente dal tecnico dell’impresa tutte quelle misurazioni e le rendicontazioni che, invece, dovevano essere effettuate dal direttore dei lavori».

Nessun controllo
sui lavori effettuati
dalle imprese «amiche»

Per quel che riguarda lo Stato di avanzamento dei lavori (Sal) o il Conto finale di liquidazione, D’Anna dichiara: «Attestavo l’effettuazione dei lavori sulla scorta della semplice indicazione datami dall’impresa in ordine alle misurazioni, senza fare alcun controllo, né alcun accertamento».

La conversazione
intercettata
il 12 settembre
del 2016

A riprova di tale condotta, ammessa dal rup D’Anna, c’è una intercettazione ambientale, captata in auto il 12 settembre del 2016. D’Anna è con Ferrara.
Pasquale Ferrara: «Ma noi (si riferisce alla società Ilmed, ndr), lo possiamo preparare uno stato di avanzamento? Tutto a posto?».
Giancarlo D’Anna: «Sì, Pasquale».
Pasquale Ferrara: «Lo faccio preparare a Ma… (Marco Iannone, collaboratore di Ferrara, ndr), così gli dai un’occhiata e perché poi gli dai una mano a controllare il resto delle carte».
Giancarlo D’Anna: «Eh, certo».
Dunque, come si evince dalle intercettazioni appena riportate, lo Stato di avanzamento dei lavori veniva fornito a D’Anna, dalla stessa impresa che si occupava di realizzare le opere, senza che nessun funzionario dell’Authority vegliasse sullo stato delle opere stesse e sulla loro effettiva realizzazione.

La malafede
nella esecuzione
dei lavori affidati

Ma c’è un aspetto ancora più inquietante della questione ed è rappresentato «dalla evidente malafede nella esecuzione dei lavori affidati». In più occasioni, in «molteplici affermazioni intercettate – è scritto nell’ordinanza – si comprende come i coindagati (Pasquale Ferrara e Marco Iannone) svolgano i lavori in modo difforme da quanto concordato con l’Autorità portuale». Ad esempio, omettendo del tutto la realizzazione di alcuni tratti di strada «o realizzandoli solo in parte, o ancora, caricando in modo fraudolento le fatture, facendo risultare inopinatamente l’esecuzione di quanto invece mai effettuato».

Gli inquirenti:
atteggiamento
spregiudicato da parte
di Pasquale Ferrara

Spregiudicato viene definito dagli inquirenti, l’atteggiamento di Pasquale Ferrara, che «appare interessato unicamente al proprio guadagno personale da maggiorare quanto più possibile ai danni dell’Autorità portuale e della collettività». «Dobbiamo imbriacare (confondere attraverso attestazioni fasulle)… imbriachiamo, non ci sta nessun problema», dice, intercettato, Ferrara al suo collaboratore.

L’imprenditore suggerisce addirittura a Marco Iannone di utilizzare materiali di scarsa qualità per realizzare la strada, materiali che possano comunque trarre in inganno l’Authority sulla corretta esecuzione dei lavori.

Le strade con
la «monnezza sotto»

«Ci mettiamo un poco di quella monnezza (immondizia, qui nel senso di materiale scadente) sotto», dice Ferrara. «Tanto sempre roba nera è», gli fa eco Iannone. I due, consapevoli della scarsa qualità del lavoro che si andrà a realizzare, commentano «con totale dispregio della cosa pubblica, la presumibile infausta sorte della strada», sottolineano gli inquirenti. «Si vede già che fine fa», dice Marco Iannone. Occupandoci, adesso, dell’evoluzione dell’inchiesta, bisogna ricordare che le accuse contestate agli indagati sono, a vario titolo, quelle di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione, turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture. Sei persone sono finite ai domiciliari.

Revocata l’interdizione
nei confronti di Emilio Squillante

Una settima misura di interdizione dai pubblici uffici, della durata di un anno, era stata applicata nei confronti di Emilio Squillante, ex segretario generale dell’Autorità portuale. Lo scorso 4 giugno, Squillante (assistito dall’avvocato Mario Ianulardo) ha potuto chiarire la sua posizione rispetto alle accuse contestategli (l’indagato non risponde di associazione a delinquere). Alla fine dell’udienza, il gip Federica De Bellis ha revocato la misura interdittiva.