di Giancarlo Tommasone

Inchiesta sulle gare «pilotate» all’Autorità portuale di Napoli, abbiamo visto come gli inquirenti abbiano fatto emergere un sistema che sarebbe stato costantemente in grado di intervenire sull’iter di affidamento delle opere, e che si muoveva (con successo) per indirizzare i lavori verso ditte «amiche». Gli indagati sono circa una ventina, lo scorso 27 maggio sono finite ai domiciliari sei persone: un funzionario dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, e cinque imprenditori.

L’appalto per le opere relative
alla messa in sicurezza
della baia di Trentaremi

Tanti gli episodi contestati dall’accusa. Tra questi anche un appalto (da affidare con delibera del 12 settembre del 2016) relativo ai lavori «per la messa in sicurezza della baia Trentaremi a Posillipo-Rimozione rifiuti e di m.c.a., ossia materiale contenente amianto, dall’arenile e dall’area marina prospiciente la baia». Responsabile unico del procedimento in oggetto è nominato Gennaro Cammino, mentre Mario Ferraro è il direttore dei lavori e coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione delle opere. La gara viene aggiudicata definitivamente il 23 marzo del 2017 alla Ferrara Costruzioni Marittime e Terrestri srl (amministratore pro tempore Carmine Ferrara), che offre il maggior ribasso (pari al 43,398%) per un importo di 113.966,36 euro. Fin qui nulla di strano, ma c’è un però.

L’imprenditore
e la lista
delle 15 ditte
invitate
alla gara

La lista delle ditte partecipanti alla gara viene visionata dall’imprenditore Paolo Speranza (che pure partecipa al bando); quest’ultimo parlando con Pasquale Ferrara (considerato dagli inquirenti il deus ex machina del presunto giro corruttivo), afferma: «Sono andato a prendere un attimo sopra (e cioè presso gli uffici dell’Adsp) la cosa dei nomi… di questi qua che devono fare questa gara (la gara deliberata il 12 settembre del 2016, ndr)». Paolo Speranza si rivolge a Pasquale Ferrara, annotano gli inquirenti, «al fine di ottenere un aiuto per potersi certamente aggiudicare la gara d’appalto».

Dalle conversazioni intercettate tra Speranza e Ferrara, è scritto nell’ordinanza, «emerge chiaramente che tra i due interviene un accordo per contattare le ditte invitate alla gara al fine di pilotare l’appalto», che verrà poi aggiudicato all’impresa di cui è amministratore pro tempore Carmine Ferrara.

Le conversazioni
intercettate
Gli inquirenti:
Paolo Speranza
chiede aiuto
a Pasquale Ferrara
per aggiudicarsi la gara

La conversazione avviene il 9 dicembre del 2016, le offerte per partecipare alla gara si possono presentare entro il 9 gennaio del 2017. L’intenzione dei due imprenditori è quella di contattare i responsabili delle ditte (invitate, 15 in totale), per far capire loro che quei lavori interessano, nel caso, a Speranza. Gli inquirenti ipotizzano che le richieste siano finalizzate «o a chiedere alle ditte concorrenti di fare un passo indietro o di accordarsi per spartirsi l’appalto». «Li possiamo chiamare a questi qua, gli diciamo senti: ci sta un mio nipote, fallo stare, fagli il passo (secondo gli inquirenti, non ostacolarlo)…».

La «concorrenza»
con cui accordarsi
per arrivare
alla presunta
«spartizione»
dell’appalto

Poi, sempre per quanto riguarda le ditte contenute nella lista, Speranza fa notare a Ferrara: «Sono 15 persone, quattro o cinque sono solo le mie (persone a cui può arrivare con facilità), poi ci sto io e un altro paio». Dalle conversazioni intercettate si evince pure come non ci siano problemi nemmeno con la ditta che poi vincerà l’appalto (la Ferrara Costruzioni Marittime e Terrestri srl). Proprio tra l’amministratore pro tempore dell’impresa, Carmine Ferrara, e Paolo Speranza, sottolineano gli inquirenti, si sarebbe consumato «l’accordo spartitorio» relativo all’appalto in oggetto.