di Francesco Vitale

Il caldo torrido ha arroventato anche la programmazione dell’Ex Asilo Filangieri, dove lo scorso giovedì è andata in scena una rassegna dedicata al porno. Ma nel solco della sperimentazione, le pellicole a cui ha potuto assistere un pubblico di maggiorenni, non erano certo «Penocchio», «Porcahontas» o «Alice nel paese delle Pornomeraviglie» (produzione musicale-pornografica datata 1976 e considerata un cult).

In cartellone,
il collettivo di artisti
aveva inserito
«cortometraggi porno,
dissidenti, autogestiti
ed attivisti, gratis
con codice di condotta»

A un certo punto gli organizzatori, nel presentare l’evento, hanno iniziato ad utilizzare un linguaggio intellettualoide, che poco bene si sposa con quella che dovrebbe essere cultura dal basso, comprensibile e usufruibile da parte di tutti. Non entriamo sul terreno esclusivamente culturale e artistico, e riproponiamo soprattutto le impressioni e le reazioni che hanno avuto nei confronti di tale tipo di rassegna numerosi cittadini napoletani.

Il centro in questione, l’Ex Asilo, risulta essere occupato
dal 2012 da un collettivo di operatori dello spettacolo e della cultura

Si tratta, dunque, stando alle lamentale di un gruppo nutrito di partenopei, di uno spazio pubblico, occupato in maniera non certo legale. Tralasciando anche questo particolare, spesso ci si chiede perché in strutture del genere (praticamente gestite privatamente) non si dia spazio a un tipo di produzione di più ampio respiro, che non si arrocchi, come invece capita, su posizioni snob e radical chic.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris

Con una determina dello scorso 12 giugno,
il Comune di Napoli ha previsto opere
di ristrutturazione con interventi
per 29mila euro per il Complesso
di San Gregorio Armeno
e dell’ex Asilo Filangieri

Dunque ricapitoliamo, occupazione ‘irregolare’ di spazi pubblici, spazio pubblico tolto alla collettività per sperimentazioni artistiche, soldi pubblici per ristrutturare spazi occupati e gestiti in maniera privata, produzioni che poco hanno a che fare con la cultura proveniente dal basso. E alla fine va in rassegna il porno. Ah, pardon, qui si chiama postporno e porno transfemminista.