di Giancarlo Tommasone

Ha 21 anni, algerino ed era gravato già da due decreti di espulsione, uno dall’Italia, l’altro dalla Francia. Si chiama Othman Jridi e lo scorso martedì è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per furto di auto e false dichiarazioni. Lunedì scorso alle 16, secondo la ricostruzione dell’accusa, il giovane si è recato a Pompei dove, a bordo di una Panda rubata a Terzigno qualche ora prima, ha percorso Via Lepanto (strada che porta davanti alla basilica mariana) fino ad arrivare in Piazza Bartolo Longo, senza trovare ostacoli poiché fioriere e transenne erano state rimosse per permettere l’allestimento di un palco per la Via Crucis.

Via Lepanto a Pompei

Giunto nell’area pedonale antistante il santuario il 21enne è stato avvicinato dai vigili urbani che hanno cercato di bloccarlo. Il giovane, a questo punto, è fuggito a piedi, provando a confondersi tra la gente su un bus, ma è stato bloccato dai carabinieri, nel frattempo avvertiti dai caschi bianchi. C’è pure da sottolineare che l’algerino ha mentito sul suo indirizzo di residenza. Condotto dai carabinieri presso quella che diceva essere la sua abitazione, alla persona trovata nella casa, il 21enne ha sussurrato, in arabo, di confermare la sua versione dei fatti.
Il tentativo è stato scoperto grazie alla presenza di un interprete. L’incubo attentati è tornato a fare breccia nella mente dei napoletani, anche perché la basilica è un obiettivo sensibile e come ha sottolineato il giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata, il gesto di Othman Jridi evocherebbe “episodi di attentati terroristici”. Nella sentenza, emessa dopo il processo per direttissima, il magistrato del tribunale oplontino ha anche chiesto al pm di valutare se trasmettere gli atti al pool antiterrorismo della Procura di Napoli. Preoccupante il fatto che durante l’udienza, il 21enne abbia ammesso di aver assunto sostanze stupefacenti prima di mettersi alla guida, “per sentirsi più vicino ad Allah”. Inoltre in aula ha recitato una litania in arabo.

La foto segnaletica di Maria Giulia Sergio
La foto segnaletica di Maria Giulia Sergio

Va detto che Napoli, la Campania non sono immuni dal rischio attentati, come non è immune l’Italia. A riprova di ciò c’è la vicenda di Maria Giulia Sergio, Fatima dopo la conversione all’Islam, la ragazza di origine stabiese, nata a Torre del Greco e poi trasferitasi in provincia di Milano, condannata (in contumacia) a 9 anni per terrorismo internazionale. Secondo quanto ha dichiarato la sorella Marianna, Fatima sarebbe morta in Siria, poiché gravemente malata.

Maria Giulia Sergio e il papà Sergio nel giorno del matrimonio

Marianna Sergio ha parlato di tale possibile circostanza, a febbraio dello scorso anno, in videoconferenza dal carcere di San Vittore, durante il processo in cui era imputata e che si è svolto con il rito abbreviato. La condanna per lei è stata di 5 anni e quattro mesi di reclusione, i giudici hanno di fatto confermato la pena inflitta in primo grado. Tornando a Fatima, è considerata la prima foreign fighter italiana. Nel settembre del 2014 ha lasciato la sua residenza di Inzago (in provincia di Milano) e si è trasferita in Siria insieme al marito Aldo Kobuzi (di origine albanese) per arruolarsi nelle fila dell’Isis.

Islamici in preghiera a Napoli

Restando a Napoli, c’è un altro episodio inquietante. Ha a che fare con un tunisino, un genio della matematica, laureatosi alla Federico II col massimo dei voti. Nella città partenopea frequenta la moschea di Piazza Mercato, e scrivono i carabinieri del Ros in una informativa, ha creato intorno a sé un gruppo, di cui è catalizzatore per la radicalizzazione religiosa. Siamo nel 2015, il tunisino ha 25 anni e da poco si è verificato l’attacco terroristico nei confronti della redazione di Charlie Hebdo.
Il giovane insieme a quattro componenti della sua cerchia, attacca in maniera violenta l’Imam di piazza Mercato. Ai loro occhi, è colpevole di aver espresso solidarietà alle vittime dell’agguato del  7 gennaio 2015 e di aver condannato il ricorso alla violenza. Dopo l’affondo all’indirizzo dell’Imam, il gruppo abbandona immediatamente la moschea. Il tunisino genio della matematica da allora si è eclissato, nessuno lo ha più visto né sentito.