di Giancarlo Tommasone

La verità con la benda sugli occhi, con troppi buchi da colmare attraverso una ricostruzione che annaspa e che rischia di alimentare un gap, già ampio di per sé, rispetto a quanto sia accaduto. La storia, molte volte, la fanno i particolari. E pure in questo caso, per il quale, se non ci sono dubbi relativi alla dinamica dell’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega, ucciso da undici coltellate sferrate dal californiano Finnegan Lee Elder, nebbie persistono sull’origine del blitz antidroga che ha innescato la tragedia, e sul ruolo dei personaggi della vicenda.

Proprio l’azione di contrasto allo spaccio di stupefacenti è l’incipit che porterà poi alla morte del militare dell’Arma di Somma Vesuviana. Sotto la lente degli investigatori sono finiti dunque sia i turni, che le relazioni di servizio della notte a cavallo tra il 25 e il 26 luglio scorsi. Gli inquirenti vogliono accertare che Cerciello dovesse essere in servizio quella notte, insieme al collega Andrea Varriale. Prima del fatidico incontro con i killer, in Via Pietro Cossa, per la «restituzione» del marsupio sottratto a Sergio Brugiatelli, c’è da affrontare la questione del blitz che avviene nei pressi di Piazza Mastai.

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Quattro militari della Stazione Farnese, liberi dal servizio, interrompono una attività di spaccio. Fermano, subito, Italo Pompei (considerato il pusher), anche perché quest’ultimo non prova a scappare. Fuggono invece sia Brugiatelli, che l’altro indagato per l’omicidio di Mario Cerciello Rega, vale a dire Christian Gabriel Natale Hjorth (Gabe, come lo chiamano gli amici, americano con padre italiano), l’acquirente. Verrà intercettato poco dopo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo aver consegnato un involucro ai militari dell’Arma, avrebbe detto fosse «Bentelan», che gli era stata rifilata al posto della cocaina.

L’approfondimento / Le ultime parole
di Mario nel racconto del collega

Come sarà accertato, si tratta, invece di Tachipirina. Il punto è che una volta fermato e aver consegnato la presunta «dose», riesce a dileguarsi senza essere ulteriormente rincorso e bloccato dai carabinieri. E qui c’è da rilevare un’altra circostanza. Secondo quanto emerge dall’ordinanza di convalida del fermo per i due indagati statunitensi, il carabiniere Andrea Varriale si trovava a Trastevere un’ora prima del vicebrigadiere Cerciello Rega.

Il blitz
antidroga
in Piazza Mastai
a cui partecipa
anche
il carabiniere
Andrea Varriale

«Dall’annotazione del carabiniere Andrea Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili volta al recupero dello zaino rubato a Brugiatelli, alle ore 1.19 era intervenuto in Piazza Mastai su ordine del maresciallo Sansone Pasquale, effettivo presso il Comando stazione Carabinieri di Roma Piazza Farnese, il quale gli riferiva di trovarsi sul posto unitamente ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di Tachipirina».

La storia / La confessione di Elder: sono stato io

Successivamente, Natale e Elder saranno protagonisti prima della sottrazione dello zainetto di Brugiatelli, poi dei tragici fatti di Via Cossa. Mistero anche sulle notizie che si diffondono dopo l’omicidio del carabiniere, quando viene prodotto un comunicato che parla della «caccia» a due soggetti magrebini. Brugiatelli, indicato fin da subito come colui che avrebbe fornito questa notizia agli investigatori, nelle scorse ore ha smentito la circostanza.

Ha detto di essere né intermediario di spacciatori, né informatore delle forze dell’ordine, né tanto meno colui che avrebbe dichiarato che gli aggressori fossero magrebini. A proposito della nazionalità dei killer di Cerciello Rega, da ieri, non ci sarebbe più traccia del comunicato diffuso dai carabinieri, che indicava due soggetti nordafricani come possibili autori dell’omicidio del carabiniere.

L’identikit / Il profilo di Finnegan Lee Elder 

Parlavamo di particolari che fanno la storia, fumoso anche quello della ormai «iconica» fotografia di Gabe Natale, bendato. Se è stato scoperto e indagato chi ha materialmente stretto la fascia intorno agli occhi del 19enne statunitense, manca all’appello chi ha scattato la foto e poi ha provveduto a diffonderla tramite WhatsApp. Arrivato in Italia, il papà di Finnegan Lee Elder, avrebbe ipotizzato che anche il figlio, potrebbe essere stato sottoposto alla «bendatura», prima di essere rassicurato circa il fatto, che il giovane non sia stato maltrattato.

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Sono tanti i particolari che occorre chiarire al più presto. Su tutti, uno. Quello relativo al fatto, che Cerciello Rega sia andato all’appuntamento mortale di Via Cossa (insieme al collega Andrea Varriale), senza la pistola, che sarebbe stata lasciata nell’armadietto del vicebrigadiere dell’Arma.

Il giallo della pistola
In campo anche
la Procura militare

Per fare luce su questa circostanza e sugli altri «misteri» del caso, è scesa in campo anche la Procura militare di Roma.