di Giancarlo Tommasone

Nella giornata di oggi è prevista la decisione del gip di Siena, Alessandro Buccino Grimaldi, sulla convalida del fermo di Armando Del Re (28 anni), mentre il fratello Antonio (18enne) si sottoporrà all’interrogatorio di garanzia a Nola. Nel suo caso è competente il Tribunale bruniano, poiché Antonio Del Re è stato bloccato a Marigliano.

I due rispondono della sparatoria avvenuta lo scorso 3 maggio, in Piazza Nazionale, a Napoli. Armando è ritenuto dagli inquirenti l’autore materiale del raid in cui sono rimasti feriti Salvatore Nurcaro (l’obiettivo dell’azione), la piccola Noemi e la nonna della bimba, Immacolata. Antonio, invece, secondo le ipotesi d’accusa, avrebbe aiutato il fratello maggiore a pianificare l’azione delittuosa (pedinando Nurcaro), e dando appoggio al familiare dopo la sparatoria.

Armando Del Re al momento del fermo in Toscana
Armando Del Re al momento del fermo in Toscana

Il decreto di fermo, siglato dai pm Gloria Sanseverino, Antonella Fratello e Simona Rossi (che indagano con il coordinamento dell’aggiunto Giuseppe Borrelli), è stato emesso il 9 maggio scorso, a sei giorni dal fatto di sangue. Ma quale il movente che avrebbe innescato il delitto? Gli inquirenti sembrano prediligere la pista «economica» e ipotizzano che all’origine dell’agguato ci sia un ingente debito che Nurcaro avrebbe contratto con chi ha aperto il fuoco.

Armando Del Re (arrestato per il ferimento di Noemi) è il figlio di Vincenzo Del Re, considerato affiliato ai Di Lauro

Ai due fratelli Del Re (figli di Vincenzo, capo piazza del clan Di Lauro, attualmente detenuto nel carcere di San Gimignano), residenti nella zona delle Case Nuove, vengono addebitati i reati di tentato omicidio e di associazione mafiosa, «perché in concorso e previo accordo tra loro e con altre persone in via di identificazione (…) esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco nei confronti di Salvatore Nurcaro, compivano atti idonei, diretti, in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima designata nonché delle passanti Immacolata M. e Noemi, non realizzandosi gli eventi mortali per cause indipendenti dalla loro volontà».

In particolare, è riportato ancora nel decreto, «Del Re Armando esplodeva nei confronti della vittima, i colpi di arma da fuoco 9×21, dopo averne preventivamente controllato i movimenti e la presenza sul luogo del delitto, nei confronti» di Salvatore Nurcaro. «Dopo il tentativo di quest’ultimo (Armando Del Re) continuava a sparare tra i passanti e gli astanti, attingendo, oltre a Nurcaro, Immacolata M. e la nipotina di quest’ultima, Noemi, di quattro anni, che riportavano rispettivamente una ferita al gluteo destro e una ferita alla regione scapolare destra con perforazione dei polmoni ed altre gravissime lesioni», è annotato ancora nel documento.

La piccola Noemi è ricoverata all'ospedale Santobono: sta lentamente migliorando
La piccola Noemi è ricoverata all’ospedale Santobono: sta lentamente migliorando

Secondo i pm, Antonio Del Re partecipa al delitto, «svolgendo determinanti funzioni di supporto dell’aggressione armata e di protezione della stessa dai rischi di controllo e di intervento delle Autorità, nonché di agevolazione della fuga dell’esecutore materiale».

Con le aggravanti di «aver agito con premeditazione, con predisposizione di idonei mezzi anche per la fuga e l’occultamento del ciclomotore utilizzato per l’agguato, nonché mediante attività di controllo dei movimenti della vittima protratte per più giorni». Entrambi gli indagati sono accusati anche di essersi procurati lo scooter per mettere a segno l’azione delittuosa, ciclomotore provento di furto «commesso in data 7 giugno 2018».

Si tratta di un Benelli giallo. Le cifre della targa
(solo i 5 numeri, senza le due lettere) sono state fornite
da una donna agli investigatori, che nonostante l’informazione parziale, sono riusciti a risalire allo scooter.

I pm scrivono nel decreto, che l’attività investigativa è stata supportata pure da intercettazioni telefoniche e ambientali. Il fermo va eseguito (come poi è avvenuto), sottolineano i pubblici ministeri, perché «sussiste in concreto il pericolo che gli indagati, se lasciati liberi, possano darsi alla fuga, come emerso dall’attività tecnica in corso, dalla quale emerge che i due fratelli si stanno organizzando per trovare un rifugio sicuro fuori Napoli».

Va detto, che nel corso dell’interrogatorio
di garanzia al quale si è sottoposto Armando Del Re
(difeso dall’avvocato Claudio Davino), quest’ultimo
ha respinto ogni addebito.

Ha detto che mentre avveniva la sparatoria, era da un’altra parte, a casa, dopo il tentativo di effettuare una visita presso un podologo, visita alla quale ha dichiarato di aver rinunciato, perché c’era una lunga fila e avrebbe dovuto aspettare troppo tempo.

Del Re ha pure negato di aver spento il cellulare
tra le 10 e le 20 del 3 maggio scorso, circostanza
ipotizzata dagli investigatori.

«Ho sempre acceso il telefonino perché lascio guardare ai miei figli i video su YouTube», ha spiegato il 28enne. Che ribadendo di essere completamente estraneo ai fatti, ha poi tenuto a sottolineare come «i media lo stiano massacrando».