di Giancarlo Tommasone

Per ricostruire la rete dei fiancheggiatori che, nel corso degli ultimi 14 anni, ha sostenuto la latitanza di Marco Di Lauro (arrestato poco più di una settimana fa), gli investigatori seguirono anche una traccia che portava direttamente a Chiaiano. Zona che stando alla mappatura della camorra, sarebbe storicamente sotto il controllo degli Stabile, anche se, una vasta porzione del popoloso quartiere napoletano, annotano gli inquirenti, verrebbe gestita, per quel che riguarda gli affari illeciti e in particolar modo lo spaccio e l’usura, dal gruppo Gervasio. Ma a questo punto, è necessario raccontare cosa si verificò nell’area nord intorno alla metà del 2009.

A Melito comparvero delle scritte inneggianti
a tale «Zio Paolo». Altre che recavano le medesime
parole, vale a dire «W Zio Paolo», «W Pablo Escobar»,
furono censite dalle forze dell’ordine pure in alcuni quartieri dell’area settentrionale di Napoli, tra cui proprio Chiaiano.

Al momento si pensò che le mani ignote che avevano lasciato i messaggi sui muri con la pittura spray si riferissero a Paolo Di Lauro (arrestato a settembre del 2005). In realtà, è annotato in un paio di informative di polizia giudiziaria dell’epoca, lo «Zio Paolo» altri non era che Paolo Gervasio (deceduto nel 2012), narcotrafficante di primo livello di Secondigliano. Padrone della piazza di spaccio «33» di Via Ghisleri, in passato, legatissimo a Ciruzzo ’o milionario, nonostante tutto, dopo la fine della faida scoppiata nel 2004, diffondeva a fiumi la cocaina importata dagli Scissionisti, trattando direttamente con il capo dei «ribelli», ossia Raffaele Amato. Prima dell’arresto di maggio 2009, di ’o Lello (come pure è conosciuto Amato nel «sistema»), era proprio da lui che Gervasio, Zio Paolo o Escobar, riceveva i carichi di polvere bianca dalla Spagna.

Perché gli affari sono affari e nonostante
il suo legame con Di Lauro,
l’Escobar di Secondigliano
era uno che, nel suo campo, ci sapeva fare.

Tanto che mentre tutti gli altri gestori di piazze erano tenuti a pagare in anticipo, Gervasio, raccontano i pentiti, effettuava il saldo all’organizzazione, settimanalmente, dopo l’esaurimento delle scorte. Lo presero i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna il 19 gennaio del 2010.

All’epoca 57enne, finì in carcere
in seguito alla retata che portò
all’arresto di altre otto persone. 

Ma torniamo a Chiaiano e alla fuga di Marco Di Lauro (che si è interrotta proprio nel citato quartiere, in un appartamento di Via Emilio Scaglione), torniamo al filo che secondo la traccia che fu seguita dagli investigatori, legherebbe la «protezione» del famigerato F4 (Marco Di Lauro, così detto perché quarto dei dieci figli maschi di Ciruzzo ’o milionario) anche al gruppo dei Gervasio. Secondo gli inquirenti, il boss stanato lo scorso 2 marzo avrebbe goduto durante la latitanza, oltre che dell’appoggio dei componenti dell’ex «guardia imperiale» del fratello Cosimo, anche della rete formata da amici di lunga data dello stesso Marco.