TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

 

di Giancarlo Tommasone

Una lite in un locale di Axa, ad Acilia, frazione di Roma Capitale. E’ la notte tra sabato e domenica scorsi. Due persone vengono alle mani con un’altra coppia di giovani (che, secondo risultanze investigative, sarebbero rampolli di un clan locale, legato ai Casalesi); hanno la peggio, decidono di fargliela pagare, con la pistola.

E allora escono dal pub,
vanno a recuperare il ferro, una P38,
e iniziano la ricerca dei loro «nemici»

Sono in scooter, uno scooter nero, arrivati all’altezza di un distributore di sigarette (siamo sempre nella zona di Axa) credono di aver inquadrato uno dei partecipanti alla rissa scoppiata poco prima, aprono il fuoco per tre volte, un proiettile centra alla schiena la promessa del nuoto italiano, il 19enne Manuel Mateo Bortuzzo. Ha la sola colpa «di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato», dirà il padre di Manuel intervistato dall’inviato di «Chi l’ha visto?».

Il giovane è insieme alla fidanzata, è stato colpito
per errore, a causa di uno scambio di persona

Viene immediatamente soccorso e portato in ospedale. Alcuni giorni dopo arriva la sentenza, durissima, inappellabile: il ragazzo di Treviso non potrà più camminare. Le indagini partono immediatamente, nella stessa notte di domenica, ma ci vogliono quattro giorni perché gli autori della sparatoria si presentino in Questura, accompagnati dai rispettivi legali difensori. Si tratta di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, 24 e 25 anni. Precedenti per droga, vivono in un complesso di case popolari ad Acilia. «Abbiamo sparato, pioveva, era buio. Lui (Manuel, ndr) aveva un cappuccio, è stato un errore», riferiranno ai poliziotti. I due si sono costituiti perché, ipotizzano gli inquirenti, non avrebbero avuto ulteriori appoggi e perché non solo erano «braccati» dalla polizia, ma dagli stessi clan che si trovano a svolgere affari illeciti sul territorio di Acilia, interessati alla «tranquillità», perché la massiccia presenza di forze dell’ordine pregiudica il normale svolgersi delle attività a cui sono dediti.

Chi erano, però, i veri obiettivi del raid? Chi volevano colpire, punire, se non ammazzare, Marinelli (che avrebbe premuto materialmente il grilletto) e Bazzano? Secondo quanto riporta un articolo del quotidiano «Il Mattino», a firma dei colleghi Marco De Risi e Alessia Marani, i bersagli sarebbero dovuti essere i due figli di Mario Iovine, alias Rififi, referente, una volta si diceva «capozona», per Acilia del clan dei Casalesi. Un gruppo dedito soprattutto all’usura e al racket delle slot machine.

Nativo di San Cipriano d’Aversa, il ritenuto vertice
della cosca, si è impiantato nella frazione romana da anni

Del resto non è un mistero che nel Basso Lazio, tra Fondi e Formia, come evidenziano numerose inchieste e informative dell’Antimafia, sia presente ormai dagli anni Ottanta, il clan dei Casalesi (fondato dal defunto padrino Antonio Bardellino, alla fine degli anni Settanta; cartello attorno al quale, già in origine, si erano aggregate le famiglie casertane Iovine, Schiavone, Zagaria, Bidognetti). Cartello che ha allargato il raggio di azione fino alle porte della Capitale. Acilia, retroterra di Ostia, vede, dunque la presenza dei Casalesi da tempo. Il legame è con la Banda della Magliana, e con i nuovi elementi che hanno gestito gli affari illeciti dopo l’uccisione del «cutoliano» Nicolino Selis.

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT