di Giancarlo Tommasone

Dal bacio all’ampolla che contiene il sangue di San Gennaro, al patrocinio per un evento organizzato dagli adepti della Chiesa Pastafariana Italiana (che si battono contro il reato di blasfemia), è un attimo. Capita a Napoli, dove il sindaco Luigi de Magistris, fresco del tanto discusso patrocinio, che la fascia tricolore avrebbe concesso (almeno da quanto finora palesemente emerso) al famoso flash mob di Tony Colombo, offre il suo «appoggio» morale alla manifestazione dei seguaci del «Prodigioso Spaghetto Volante», prevista per il 28 aprile prossimo.

I permessi per l’appuntamento di aprile (in Piazza Dante), come spiega, raggiunta dalla nostra redazione, Emanuela Marmo, ovvero la «Pappessa Scialatiella Piccante I» (della Diocesi di Salerno), e direttrice artistica dell’evento, sono stati ottenuti dopo i tempi canonici (circa due settimane).

«Li abbiamo chiesti un mese prima della manifestazione, come impone l’iter – spiega la Pappessa – Abbiamo chiesto un appuntamento all’assessore alla Cultura, che ci ha ricevuti. Abbiamo presentato il progetto, prima a voce, e poi con regolare pec, seguendo le istruzioni dei regolamenti comunali; abbiamo chiesto la concessione temporanea del suolo pubblico e il patrocinio morale del sindaco, cose necessarie per utilizzare siti come Piazza Dante».

Relativamente all’iter seguito,
la Pappessa spiega ancora.

«Abbiamo inoltrato due protocolli distinti: uno per il patrocinio morale e uno per l’occupazione temporanea di suolo, perché le due richieste fanno capo a due uffici diversi. Una volta ottenuto il patrocinio morale del sindaco, la cura della pratica è passata alla polizia amministrativa. E a quel punto l’iter è solo e puramente pratico. Logistico. Tutto qui».

Ma di che tipo di manifestazione si tratta?
Ci affidiamo ai contenuti diffusi attraverso un comunicato stampa dai pastafariani.

«La Chiesa Pastafariana Italiana, attraverso la campagna nazionale Dioscotto, dà un originale contributo alla battaglia di EndBlasphemyLaws, che chiede l’abolizione delle leggi contro la blasfemia, spesso strumento di censura e persecuzione. L’evento afferma la libertà di espressione e l’autonomia dell’arte da ogni ideologia.

La Papessa Scialatiella Piccante I della Cpi, Chiesa Pastafariana italiana

Il sindaco de Magistris ha riconosciuto il patrocinio morale al percorso espositivo». «Il sindaco ha dato il suo patrocinio morale ed è veramente un gesto molto importante. Un segno palese di indirizzo laico», commenta Marmo a Stylo24.

Il gesto del sindaco è effettivamente segno di indirizzo laico, ma siccome i pastafariani si schierano contro il reato di blasfemia, e quindi sono per la bestemmia libera e da non censurare in alcun modo, per sillogismo aristotelico, il primo cittadino partenopeo, appoggiando con il patrocinio morale la campagna di Dioscotto, si schiera a favore di molto più che potenziali «bestemmiatori liberi».

A questo punto ci chiediamo: come fa a convivere nel sindaco tale gesto di tutela, se vogliamo, della bestemmia, col bacio all’ampolla che contiene il sangue di San Gennaro (gesto di riverenza dalla profonda connotazione religiosa)? Per completezza di informazione, bisogna sottolineare che la blasfemia, vale a dire la bestemmia, in Italia è un reato, ma è depenalizzato dal 1999, in virtù dell’entrata in vigore del decreto legge 205/1999 con l’articolo 57. Dopo detto decreto l’illecito è considerato non più penale ma amministrativo. Quindi, oggi, l’articolo 724 del Codice di procedura penale che regolamenta la bestemmia definisce: «Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309. […] La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti».

Nella categoria propriamente detta della «Divinità» non sono però compresi i santi, i profeti e la Madonna.

Quindi nel caso in cui si imprechi contro la Madre Celeste, o, ne prendiamo due a caso, il profeta Isaia, o San Luigi, non si è passibili di alcuna sanzione. Di contro se si bestemmiano i morti, Dio, Gesù o lo Spirito Santo, ma anche tutte le altre divinità tutelate dal Codice penale, si incorre in detta sanzione amministrativa.

Chiudendo la parentesi «religiosa», affrontiamo adesso la questione dei permessi per Piazza Dante. La Pappessa Emanuela Marmo pur sottolineando come la manifestazione del 28 aprile non sia un flash mob, come abbiamo visto, ha detto che sono stati chiesti la concessione temporanea del suolo pubblico e il patrocinio morale del sindaco, cose necessarie per utilizzare siti come Piazza Dante. La Chiesa Pastafariana si è mossa nei tempi canonici, inviando richiesta un mese prima dell’evento e ricevendo il via libera circa due settimane dopo dall’inoltro della mail.

Tutto nella tempistica dell’iter. E’ vero, non si tratta di un flash mob, la trafila per ottenere i permessi per il percorso espositivo, sarà diversa, ma l’evento si svolgerà in un luogo «vincolato» come Piazza Dante.

E allora ci viene da ripensare al flash mob di Tony Colombo in Piazza del Plebiscito (altro luogo sottoposto a vincoli storico-architettonici), per il quale, oltre all’autorizzazione, è stato accordato il patrocinio del Comune. Quanto ci ha messo Tony Colombo ad ottenere i permessi per il flash mob del 25 marzo scorso? Meno di due giorni.
La richiesta, certifica Colombo documenti alla mano, è stata presentata nel pomeriggio del 13 marzo (e quindi non un mese, bensì appena 12 giorni prima della data prevista per lo svolgimento del flash mob), e l’autorizzazione è stata rilasciata il 15 marzo. Come è possibile si registri tale velocità nell’accordare il permesso per un sito «vincolato»?

Lo ha spiegato lo stesso cantante, nel corso
di una intervista a Stylo24.

«Per quanto riguarda il flash mob è il sindaco che ha alzato il telefono e ha detto di farmi dare i permessi». Quando gli abbiamo fatto notare che stesse dicendo una cosa grave, perché stava affermando che il sindaco l’avrebbe favorito, Colombo ci ha risposto: «E’ andata proprio così. E poi non dimentichiamo che i permessi sia dalla Segreteria del sindaco che dall’Ufficio Cinema, mi sono stati dati nel giro di due giorni. L’iter si è esaurito in tempi velocissimi. E’ chiaro che una cosa del genere può registrarsi solo se la autorizza direttamente qualcuno di vertice. Sfido chiunque ad ottenere i permessi con la stessa tempistica con cui li ho ottenuti io».