di Giancarlo Tommasone

Archiviata l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, c’è adesso da fare i conti con quella di abuso d’ufficio. Classe 1950, originario di San Cipriano d’Aversa, in provincia di Caserta: Lorenzo Diana, ex deputato, ex senatore (con Pds, Ds e Ulivo), ex componente della Commissione antimafia. Dopo quasi quattro anni, la Procura ha chiesto al gip l’archiviazione per un fascicolo aperto nei confronti del politico 68enne, con l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione camorristica.

Il nome di Diana era finito nell’inchiesta sulla Cpl Concordia all’inizio di luglio del 2015, con l’accusa di aver favorito il clan dei casalesi nel progetto per la metanizzazione di sette comuni dell’Agro aversano (quelli del Consorzio 30). Addebito che Diana ha respinto con forza, affrontando (assistito dal suo legale, l’avvocato Francesco Picca) un lungo interrogatorio in Procura e presentando una memoria difensiva. Alla fine il pm Maurizio Giordano e l’aggiunto Luigi Frunzio hanno accolto la sua tesi.

Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine
Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine

«E’ stato un periodo molto duro – racconta a Stylo24 -; un periodo di quasi quattro anni, in cui sei privato di fatto del diritto di parola, di poter continuare l’impegno civile e politico che hai tenuto per tutta la vita. Sapevo che sarebbe andata così, non poteva finire diversamente. Mi rammarico solo dei tempi della giustizia, estremamente lunghi, e nel contempo voglio dire che continuerò a sostenere con forza l’operato della magistratura». Calato il sipario su questo procedimento, in corso – come scrivevamo all’inizio del pezzo – c’è un’altra vicenda, quella che vede l’ex parlamentare accusato di un abuso d’ufficio, per aver chiesto ed ottenuto, grazie all’intercessione di un avvocato, un certificato fasullo.

Si tratta del documento che sarebbe servito
al figlio di Diana per attestarne prestazioni
da dirigente sportivo mai svolte.

Gli inquirenti ipotizzarono che Lorenzo Diana non avrebbe esitato a promettere al professionista Manolo Iengo (all’epoca sostituto procuratore Figc) una collaborazione nel Caan (Centro agroalimentare di Napoli, di cui l’ex parlamentare era presidente), in cambio di un attestato prodotto da una squadra di calcio della provincia napoletana. La circostanza era stata ammessa da Diana nel corso dell’interrogatorio di garanzia avvenuto alla presenza del gip Federica Colucci, e dei pm Catello Maresca e Cesare Sirignano.

«Ammetto che la certificazione rilasciata dalla Frattese era falsa, perché mio figlio non ha mai svolto alcuna attività di collaborazione», aveva detto Diana (il verbale di interrogatorio fu riportato da Il Mattino, nell’edizione dell’11 luglio 2015). Lo stesso Diana, quando il gip e i pubblici ministeri avevano sottolineato che tale condotta (quella della certificazione falsa, ndr) strideva fortemente con il suo ruolo di componente della Commissione antimafia, aveva pure provato a spiegare il perché fosse contravvenuto a un principio di legalità, lasciando intendere che si fosse trattato «dell’errore di un padre».

Proprio lui che ha passato una vita
a rispettare le regole e a chiederne il rispetto.

«Ho dato corso a una richiesta di mio figlio – aveva continuato Diana – anche se intendo sottolineare che non c’è alcun collegamento tra questa vicenda e l’affidamento dell’incarico a Iengo. Conoscevo Iengo dal 2005, poi l’ho rivisto quando era nello staff del vicesindaco Tommaso Sodano, a luglio del 2014 poi l’ho tenuto in considerazione per l’affidamento di incarichi giudiziali». Lorenzo Diana è considerato un esempio di lotta alla criminalità organizzata e all’illegalità in genere, ed è l’unico politico che viene citato nel best seller di Roberto Saviano, «Gomorra».

Lo scrittore ne sottolinea l’impegno, il coraggio
e l’attaccamento alla propria terra d’origine.

Proprio in virtù di ciò, e ora che è stata archiviata l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, gli chiediamo, come conviva con i suoi principi di legalità (nel 2008 è stato insignito del Premio Borsellino), la richiesta del documento fasullo per il figlio. «Il procedimento relativo a questa vicenda non è ancora chiuso, e al riguardo, seguo la linea indicata dal mio legale, riservandomi per il momento, di non intervenire sull’argomento. Abbiamo presentato memoria difensiva ed è probabile che molto presto, possa essere ascoltato dal pm», risponde Diana.