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di Giancarlo Tommasone

Nell’informativa di polizia giudiziaria che rappresenta la spina dorsale dell’inchiesta della Dda contro i clan dell’area stabiese (il periodo in cui vengono effettuate le indagini è quello 2013-2016), c’è un paragrafo dedicato ai rapporti intercorrenti tra Liberato Paturzo e alcuni dipendenti dell’Ufficio tecnico del Comune di Castellammare.

I rapporti
intercorrenti
tra Liberato Paturzo
e alcuni dipendenti
dell’Ufficio tecnico comunale
di Castellammare di Stabia

Prima di tutto bisogna inquadrare il personaggio Paturzo. Di lui, scrivono i magistrati nel faldone dell’ordinanza relativo all’operazione Olimpo (che ha portato in carcere anche l’imprenditore stabiese Adolfo Greco): è uno storico affiliato del clan D’Alessandro; scarcerato nel 2002 (dopo otto anni di detenzione), ha intrapreso l’attività di imprenditore edile godendo dell’appoggio incondizionato del sodalizio criminale di provenienza, del quale è divenuto col tempo il volto imprenditoriale (ciò è ribadito anche attraverso le dichiarazioni in atti rese dai collaboratori di giustizia Salvatore Belviso e Renato Cavaliere in data, rispettivamente,  9 marzo 2012 e 24 settembre 2015).

Dunque, Cocò, come è conosciuto all’anagrafe della camorra Paturzo, è secondo gli investigatori alla «frequente ricerca di lavori da accaparrarsi, con le buone o con le cattive, (e) aveva un suo punto di riferimento nell’Ufficio tecnico del Comune di Castellammare». I dipendenti con i quali aveva maggiori contatti sono soprattutto due, e tra essi c’è il geometra Eduardo Calò. Quest’ultimo, a settembre del 2017, è stato arrestato nell’ambito di una inchiesta condotta contro corruzione, truffa e falso. Durante le indagini, i finanzieri ricostruirono diversi episodi. In cambio di cifre tra i 500 e i 1500 euro, secondo l’accusa, Calò e alcuni complici, avrebbero promesso di sanare abusi edilizi e irregolarità.

Il monitoraggio sui lavori condominiali e la richiesta di 100 euro

Tornando invece al 2013, e nello specifico a una conversazione telefonica (intercettata) intercorsa tra Paturzo e Calò il 29 settembre di quell’anno, il geometra dice all’affiliato ai D’Alessandro, che stavano per essere approvati da un’assemblea condominiale alcuni lavori edili. «L’opera di intermediazione di Calò permetteva a Paturzo di farsi assegnare i lavori», annotano gli investigatori nell’informativa.

Il geometra chiama Paturzo poco dopo le 17 e gli spiega la situazione relativa alle opere da effettuare in un condominio: «Devono fare la riunione per i lavori intorno al 20 di ottobre». «Eh, va bene», afferma Paturzo. Al che Calò ribadisce: «E quindi gli sto addosso». Affrontato il discorso sui lavori, il geometra poi si occupa di vicissitudini che si potrebbero definire «personali» e chiede a Paturzo: «Senti una cosa, Liberato, te li posso chiedere cento euro, che non ho una lira?». E Paturzo risponde: «Vieni, vieni, tanto tengo, te la do a te e non fa niente».

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