di Giancarlo Tommasone

Dal Gambia a Tripoli e poi in Italia, dove, secondo le risultanze investigative, il 21enne Alagie Touray, avrebbe potuto compiere una strage, utilizzando la tecnica della «car jihad».

L’attentato sarebbe stato portato a termine in una zona non precisata di Napoli o della provincia partenopea. Due connazionali di Touray, con i quali era stato destinato all’hotel Circe e con i quali condivideva
la stanza 106, sono stati ascoltati
a sommarie informazioni

Hanno confermato di aver conosciuto il 21enne nel campo libico di Sabratha, che era gestito da un capo armato di nome Hakim. Dalla Libia, sempre i due hanno raccontato agli inquirenti, avrebbero compiuto il viaggio verso la Sicilia insieme a Touray e hanno descritto quest’ultimo come una persona tranquilla. Dichiarando altresì, di non avergli mai visto girare un video o di fare loro discorsi sul terrorismo. Le dichiarazioni dei due connazionali, è normale, vanno prese con le molle, anche perché, ipotizzano gli inquirenti, si potrebbe trattare di un tentativo di proteggere il gambiano.

Il campo di Sabratha in Libia e il capo armato Hakim

La Libia, territorio in cui l’Isis è fortemente presente, gioca un ruolo importantissimo nel destino del 21enne gambiano. E’ lì che giunge dopo aver percorso la tratta Gambia-Senegal-Mali-Niger. E’ da lì che parte, imbarcandosi a Sabratha, per arrivare in Sicilia, da dove poi giunge a Licola. Touray ha indicato agli inquirenti le persone che si erano occupate del suo viaggio, in particolare il capo del campo in Libia (Abdul Hakim) e di un gambiano, al quale giunto a Tripoli, aveva pagato una somma di denaro pari a 800 euro, per giungere al campo libico.

I contatti di Touray con il suo connazionale Batch Jobe

C’è una figura centrale, tra i contatti del 21enne; si tratta di un suo connazionale, tale Batch Jobe. Il video del giuramento al Califfo al Baghdadi, Touray, ha affermato di averlo fatto per scherzo, un’attività (quella del gioco) che spesso effettuava con il suddetto connazionale quando erano in Gambia. Proprio con Batch Jobe (impiegato presso un’agenzia di cambio denaro), che il 21enne ha dichiarato non essere un terrorista, avrebbe visto un video di un «soldato dell’Isis».

riforma intercettazioni
Inquirenti a caccia dei contatti di Alagie Touray

La clip del giuramento sarebbe stata prodotta da Touray per fare uno scherzo a Batch Jobe, che rientra di nuovo in «gioco». E’ quest’ultimo, infatti, dice il 21enne, ad avergli fornito una utenza libica da chiamare, nel caso avesse avuto problemi.
Verso tale utenza libica, circa un mese fa, sarebbe partita la chiamata di Touray. L’interlocutore gli avrebbe detto che il 21enne doveva prima realizzare il video, e solo dopo avrebbe ricevuto 1.500 euro. Sempre quell’interlocutore gli avrebbe chiesto poi di prendere una macchina ed andare addosso alle persone. Anche se agli inquirenti, il 21enne dice che non avrebbe mai fatto una cosa simile e che nemmeno sa guidare.

Il capo dell’Isis al Baghdadi

Il quadernetto con il giuramento ad al Baghdadi

C’è poi la questione del quadernetto. Ai magistrati, tornando alle frasi imparate per il giuramento di fedeltà ad al Baghdadi, Touray ribadisce di aver imparato a memoria quelle parole, pur non parlando e non comprendendo l’arabo. Il 21enne, a supporto della sua tesi difensiva, mostra al pm un foglio del suddetto quaderno, sul quale sono scritti versi in arabo da imparare, nel caso in cui ci si imbatta in un terrorista. Sono versi, spiega Touray, che è meglio saper recitare a memoria, lasciando intendere che la pratica è seguita per non incorrere in guai con i terroristi, che eventualmente avrebbe potuto incontrare sulla sua strada.

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