di Giancarlo Tommasone

Si comincia, o meglio «let’s start» come dicono gli inglesi. Ma prima di iniziare e di parlare di rivoluzionari a ostriche e champagne, va fatta una premessa. Più volte, i lettori hanno definito eccessivamente critica la linea adottata da Stylo24 nei confronti dei centri sociali e dei loro esponenti. La considerazione va rispettata e bisogna tenerne conto, anche se è necessario pure chiarire che detta posizione critica non si esprime (né si è mai espressa) in maniera indiscriminata (e gratuita) verso l’intera galassia dell’antagonismo napoletano. In varie occasioni, ad esempio, abbiamo sottolineato l’importanza del lavoro, dall’elevato valore sociale, effettuato nell’Ex Opg – Je so’ pazzo di Materdei, dove, sono attivi lo sportello medico, quello per l’assistenza legale e quello rivolto ai migranti (solo per citarne alcuni).

Si tratta di professionalità messe a disposizione
del popolo a titolo gratuito. Attività che esprimono pienamente
la funzione di un centro sociale, che a Materdei
si è completamente integrato col territorio e con i residenti.

Ma stavamo parlando di ostriche e champagne, che per certi antagonisti, rivoluzionari o sedicenti tali, ultimamente sono diventati il simbolo della lotta. Di una forma di opposizione che ha perso di significato da tempo (nel caso ne avesse mai avuto) e che si riduce al muso duro in piazza contro le forze dell’ordine, alle gite in gommone, al dito medio mostrato alla folla da un balcone di Palazzo San Giacomo (circostanza quest’ultima di ducesca memoria), al trenino con il sindaco de Magistris, alla «Festa del raccolto» della canapa («Ganja Claus Party» del 29 dicembre scorso), ai concerti (con ingresso a pagamento) a Mezzocannone occupato e (perché no?) alla poltrona sicura.

Stiamo parlando della simbologia adottata e delle attività messe in campo dal centro sociale Insurgencia, che a Napoli, esprime, giusto per citarne alcuni, la consigliera comunale di maggioranza (data come prossimo assessore), Eleonora De Majo, il presidente della III Municipalità di Napoli, Ivo Poggiani, l’ex consigliere di deMa, Pietro Rinaldi, dimessosi a novembre scorso per andare a sedersi sulla poltrona di Capo di Gabinetto della Città Metropolitana a 85mila euro l’anno.

Il like del «movimentista» Rinaldi compare in calce alla foto postata sul proprio profilo Facebook, dal «compagno»
Egidio Giordano (legato sentimentalmente a Eleonora De Majo), considerato uno dei leader di Insurgencia, appunto.

E’ il 23 dicembre scorso, «let’s start» (si comincia) e sul tavolo fuori al terrazzino di un appartamento (che si affaccia, come i numerosi b&b che costellano la zona, sul centro storico) fanno bella mostra di sé 9 ostriche e una bottiglia di spumante, marca Ferrari, evidentemente gelato. In tutto fanno una quarantina d’euro (20 lo spumante, 20 le ostriche), ma non è questo il punto. E’ il messaggio che viene espresso da antagonisti o sedicenti rivoluzionari. E’ proprio quello che forse ne dà la dimensione.

Giordano, del resto non è nuovo a performance del genere, che ne fanno emergere la natura, diciamo così, « borghese», da contestatore di piazza e nulla più. Ben poca cosa rispetto alle intenzioni (aspirazioni?) guevariste tanto pubblicizzate da parte sua e del centro sociale Insurgencia.

Abbiamo già citato la gita in gommone, documentata
da un foto diventata virale in rete, gita a cui partecipano, pure,
la sua compagna Eleonora De Majo e il presidente Ivo Poggiani.

Virali sono pure le immagini di Giordano che mostra il dito medio e quelle della sua festa di compleanno. A Napoli, per indicare i compagni veri si usa il termine pummarola (pomodoro), rosso fuori, rosso dentro. I presunti compagni sono definiti rafanielli (ravanelli), che come si sa, sotto la sottile scorza rossa nascondono un’anima bianca, cosa che non volge proprio a favore della lotta e dell’attività che, nei fatti, si va a svolgere. Perché a questo, si riduce l’attivismo di alcuni centri sociali napoletani e di Insurgencia in testa.

E allora, rispetto a quelli di casa nostra, ci appaiono distanti anni luce e di ben altra caratura, gli anarchici e gli autonomi di Askatasuna, Asilo Occupato e Barocchio (centri sociali di Torino e provincia), ai quali, nei giorni scorsi, la Digos ha notificato una richiesta di sorveglianza speciale della durata di due anni e con divieto di dimora nel capoluogo piemontese.

La loro colpa? Essere andati, in tempi diversi,
in Siria per unirsi alle Ypg, le «Unità di milizia popolare»
curde e combattere contro l’Isis.

Autonomi e anarchici che hanno fatto una scelta di campo coraggiosa, a difesa della democrazia e contro la barbarie jihadista. Per carità si tratta di un semplice paragone, che a molti apparirà paradossale, però fa pure pensare il fatto, che a Torino, nei centri sociali c’è gente che ha rischiato la vita per una nobile causa e a Napoli, invece, c’è chi festeggia Natale a ostriche e champagne o partecipando alla «Festa del raccolto» della cannabis.