di Giancarlo Tommasone

Una volta che lo stupefacente è arrivato in territorio spagnolo c’è un cambio di guardia. La consegna viene presa dalle organizzazioni criminali iberiche che subentrano a quelle marocchine. E’ quanto dichiara il collaboratore di giustizia Domenico Verde, ex broker dei Polverino. Verde ha raccontato ai magistrati delle rotte dell’hashish; del percorso che l’originario kif dei campi di Ketama, in Marocco, compie prima di arrivare alla destinazione finale: Marano.

Nel corso dell’inchiesta nata in occasione dell’arresto di 29 persone ritenute legate al cartello Orlando-Nuvoletta-Polverino ci siamo occupati del racconto relativo alle fasi di produzione dell’hashish e delle tappe che portano tonnellate di sostanza ad essere imbarcate su potenti gommoni, poi su pescherecci, fino all’attracco presso i porti della Spagna. «Sia i panetti che le confezioni di hashish – spiega ancora Verde – vengono ‘marchiati’ attraverso dei simboli che stanno ad indicare i vari fornitori. Tra i vari simboli ricordo quello del pesce, della chiave, della Mercedes, quello che richiama il tappo delle bottiglie della Coca-Cola, la sigla Porsche, la sigla TDT, la lettera W, la F, la locuzione KS e lo stemma di una foglia».

In Marocco le più grandi coltivazioni di canapa del Nord Africa per la produzione dell’hashish

Secondo il pentito, l’hashish marchiata con il simbolo della Porsche era di ottima qualità. Lui si riforniva di solito da produttori che ‘segnavano’ la droga con le sigle X99, F99, X13. In terra iberica, la droga proveniente dal Marocco, viene prima controllata, per appurare se la quantità corrisponda realmente all’ordinativo effettuato, e poi custodita presso un tipo di locale che in spagnolo si indica col termine di guarderia (letteralmente asilo, guardiania, stanza dei bambini). Tali locali sono segreti e solo pochi componenti delle organizzazioni criminali iberiche sanno dove si trovino. Vi si stoccano dalle 100 alle 150 confezioni da 30 chili di hashish l’una.

Una piantagione di canapa sul monte Ketama, in Marocco

«C’è differenza tra la droga destinata al mercato spagnolo e quella che va esportata», sottolinea ancora Verde. Ad esempio, lo stupefacente che sarebbe dovuto arrivare a Marano veniva conservato in capannoni diversi dalle guarderies. «Quelli che ricordo io, si trovavano a Cadice e a Siviglia. Le confezioni di hashish venivano caricate sui camion attraverso dei muletti», afferma ancora il pentito.

Un gommone usato dai narcos marocchini per trasportare quintali di hashish in Spagna

La sostanza viene nascosta a bordo di tir che trasportano frutta e verdura (di seconda scelta) e dalla Spagna compie il viaggio che la porterà in Francia; da lì entrerà in Italia attraverso il ‘varco’ di frontiera di Ventimiglia e poi sarà consegnata a Marano.
(IV – fine)