di Giancarlo Tommasone

Il kif è una droga a base di hashish. Se ne differenzia, in particolare, per il fatto di avere consistenza molto più grossolana. Solo dopo essere stato ulteriormente trattato, sarà pronto per viaggiare alla volta dell’Europa. Una delle regioni in cui si produce tale sostanza stupefacente è quella di Ketama, in Marocco. Si tratta di una zona che Domenico Verde (collaboratore di giustizia ed ex broker dei Polverino) conosce molto bene. E’ grazie alle sue dichiarazioni e indicazioni, che i magistrati hanno potuto ricostruire il percorso compiuto dai trafficanti per portare a Marano tonnellate di hashish ogni mese.

Verde è uno inserito nell’ambiente, risiede abitualmente in Spagna, lavora per conto del clan. E spesso si reca nel continente africano di persona per chiudere affari e acquistare la droga. «L’hashish viene prodotto in Marocco, in particolare nelle piantagioni realizzate a considerevole altitudine nella zona del monte Ketama», racconta Verde ai magistrati che lo ascoltano a partire dal 2010. «Ogni carico di hashish viene approntato già in Marocco, mediante imballi in pacchi di 30 chili di stupefacente pressato. In precedenza l’hashish era stato pressato in panetti da 100 e da 200 grammi confezionati in imballi di un chilo e poi sigillato con nastro adesivo per renderlo impermeabile», dice ancora il collaboratore di giustizia. I panetti vengono poi predisposti a formare una sorta di cubo da 30 chili e avvolti in un sacco di juta.

«Si tratta di una specie di valigetta – spiega Verde – per cui vengono ricavate delle maniglie che rendono più comodo il trasporto». La cosa si rende necessaria per facilitare le operazioni di carico e scarico, in quanto «occorre attraversare a piedi un pezzo di spiaggia». Secondo il collaboratore di giustizia, si sistemano poi le ‘valigette’ a bordo di camion. Dalle piantagioni si raggiungono depositi che si trovano in località costiere marocchine. In ogni deposito si stoccano dai 10mila ai ventimila chili di hashish alla volta. Il traffico è gestito da organizzazioni criminali del posto, che possono contare sull’appoggio di una vasta rete di poliziotti corrotti.

«Posso dire ciò con certezza – afferma Verde – perché le forze dell’ordine avevano il controllo della spiaggia e solo loro potevano consentire alle imbarcazioni di partire o sbarcare, attraverso la ‘luce verde’, vale a dire il via libera. Naturalmente erano a conoscenza dei traffici illeciti che si svolgevano» e pagate per la loro collaborazione e il loro silenzio.

Una piantagione di canapa sul monte Ketama, in Marocco

Se le operazioni di carico vengono effettuate di notte, i tempi sono molto stretti. «L’imbarcazione arriva nei pressi della spiaggia, viene portata la droga a bordo, ci si rifornisce della benzina necessaria e poi si parte alla volta delle coste spagnole», racconta Verde.