di Giancarlo Tommasone

Il 26 aprile del 2019, viene intercettata una conversazione che avviene tra il giudice Alberto Capuano e il consigliere della X Municipalità di Napoli, Antonio Di Dio, entrambi arrestati nell’ambito dell’«Operazione San Gennaro», terminale di una inchiesta su traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione, corruzione per esercizio della funzione e corruzione in atti giudiziari.

Il giudice Alberto Capuano

All’incontro partecipa pure l’imprenditore Valentino Cassini (anche lui finito in carcere), che, secondo quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, ha rappresentato il tramite per la conoscenza tra Capuano e Di Dio.

Conoscenza, che diventa prima una frequentazione,
poi una vera e propria amicizia.

Ma restando sull’incontro del 26 aprile, dal contenuto della conversazione, emerge un particolare alquanto interessante, che dà la dimensione dei contatti del consigliere municipale, e degli ambienti che frequenta.

Di Dio, dunque, parla della sua amicizia (stando a quanto dice) con l’arcivescovo di Capua, Salvatore Visco (che, va sottolineato, niente ha a che fare con l’inchiesta in oggetto, ed è assolutamente estraneo ai fatti contestati a Di Dio). «Te l’ho detto che mi ha chiamato il vescovo?», dice Di Dio a Capuano. «Sì, me l’hai detto», risponde il giudice. Che poi si informa: «Ma quando scade Sepe (intendendo dire: quando va in pensione l’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe)?».

«Ma lui già ha avuto una proroga (…)
comunque sta scadendo», risponde Di Dio.

La conversazione verte poi sull’affidabilità di persone che presumibilmente frequentano ambienti ecclesiastici. Capuano dice: «Sai perché? Questi hanno dei modi molto sottili, hanno un potere grande, sono presidenti di fondazioni bancarie… di Napoli, veramente possono prendersi gioco di te, sono pericolosissimi. Si avvicinano a te? Fai conto che si sta avvicinando un mare di guai».

Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli
Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli

Al che Di Dio afferma: «Albé (rivolto al giudice), guarda che Salvatore (si presume Visco) è di una serietà…». Capuano ribatte: «No, io ti devo dire, non abboccare, perché sono persone di una bontà unica, loro sembrano che vogliano aiutare tutti i bambini poveri di Napoli?». «Albè, hanno un’intelligenza», interviene Cassini.

«Eh, ma le fanno le cose, ma in cambio, dalla Curia, prendono un sacco di cose. Vendono il rapporto con la fede, è corruzione, ma è corruzione fatta in modo schifoso», dice il giudice. «No, ma su Salvatore non ti preoccupare», chiarisce Di Dio. «Visco no, ma…». Di Dio interrompe Capuano: «Salvatore è allucinante». Capuano sottolinea: «Sepe, invece, no». «Sepe, non lo so», fa il consigliere municipale. «Eh, ma te lo dico io», dice il giudice. Al che Di Dio afferma: «Eh, ma quello si vede dalla faccia. Salvatore Visco è inavvicinabile, è una persona seria, seria, seria, e stravede per me. Siamo amici da… io e lui giocavamo, siamo amici di vecchia data».

«Sepe non è così, purtroppo», sostiene Capuano. «Lui (presumibilmente Visco, ndr) è la persona più felice del mondo, perché (mia figlia) – la figlia di Di Dio, che ha di recente vinto un concorso in magistratura, circostanza quest’ultima pure finita sotto la lente degli inquirenti, ndr – se la ricorda da signorinella», dice Di Dio.

L’arcivescovo Salvatore Visco. 

Che continua: «”Tu me la devi portare qua, tutta la famiglia da me, andiamo a Santa Maria Capua Vetere dal… (riferendosi a quanto detto dal vescovo Visco, annota il pm Gennaro Varone, nella richiesta di applicazione di misure cautelari)”. Ora ti devo dire la verità? Stravede per me, poi tutti i preti a noi ci vogliono bene, tutti. Ci conoscono per quello che siamo, persone serie e spassionate, mi credi?».