di Giancarlo Tommasone

La Galleria Principe di Napoli è al centro di una querelle che dura da mesi ed è legata al suo rilancio. Che per il momento resta lettera morta. La struttura ha aperto i battenti nei giorni scorsi, dopo un periodo di chiusura forzata a causa della caduta di calcinacci. Gli interventi di messa in sicurezza sono stati effettuati dal Comune attraverso la Napoli Servizi, con una spesa di circa 60mila euro. Stylo24, affrontando la questione si è fatto alcune domande: si è chiesto se la società in questione avesse le necessarie certificazioni per intervenire su beni vincolati. E se i lavori fossero stati autorizzati dalla Soprintendenza.

I lavori di messa
in sicurezza
hanno riguardato
un bene
sottoposto
a vincolo

In effetti, secondo quanto risulta al nostro giornale, Napoli Servizi non sarebbe in possesso della Soa Og2, cioè della certificazione per effettuare opere di restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela. Abbiamo rivolto, dalle colonne del nostro giornale, la domanda all’assessore Alessandra Clemente, delegata ai Giovani e al Patrimonio, ma non ci è stata fornita risposta. L’assessore è stata sollecitato anche su altri due temi. Il primo è relativo al fatto che da febbraio scorso è stato presentato in Comune un project financing ad opera del consorzio Leukos (in partnership con Gesco, Coldwell, Banker Commercial, Sonae Sierra), ma non è stato per niente preso in considerazione. Il consorzio prevede di ribattezzare gli spazi «Galleria Totò» sul modello della «Galleria Sordi», a Roma, e di creare un centro commerciale che abbia anche attrattiva sociale e culturale.

L’opposizione
dell’assessore
Clemente
al project
financing
del consorzio Leukos

Nonostante il sindaco de Magistris abbia espresso parere favorevole rispetto al progetto e nonostante i privati abbiano messo sul piatto, otto milioni di euro di finanziamenti, si assiste all’«ostruzionismo» dell’assessore Clemente, sembra, per questioni «ideologiche». Il secondo argomento, sui cui abbiamo provato ad avere risposte da parte dell’assessore (anche stavolta vanamente) ha a che fare con i fondi, circa 10 milioni, che secondo la delegata, il Comune potrebbe utilizzare per il rilancio della galleria. Dovrebbe trattarsi di risorse europee, messe a disposizione per interventi nel centro storico partenopeo, anche se, andando a vedere sul sito di Invitalia, ci siamo resi conto come Napoli, non compaia tra le città interessate dai progetti Cis  (Contratti istituzionali di sviluppo), citati dalla Clemente (e relativi ai 10 milioni di euro). Nel frattempo, la Galleria Prinicipe, come testimoniano le foto scattate a inizio settimana, continua ad essere abbandonata a se stessa e fa soltanto da ricovero a persone senza fissa dimora.

Brambilla: verificare
se Napoli Servizi abbia
le certificazioni
necessarie
per compiere opere
in spazi tutelati

Sulla questione è intervenuto il consigliere comunale di opposizione, Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle). «Sui lavori di messa in sicurezza, che riguardano anche opere di spicconatura, effettuati in un bene vincolato come quello della Galleria Principe, bisogna approfondire. Se venisse confermato, come si evince dal vostro servizio giornalistico, che la società in questione non ha le certificazioni necessarie (vale a dire la Soa Og2), ci troveremmo davanti a qualcosa di molto grave». Inoltre, afferma Brambilla, «ci risulta che nonostante la galleria sia stata riaperta, ci sarebbero ancora problemi con delle infiltrazioni d’acqua e dei vetri rotti. E quindi bisognerà capire chi ha dato il via libera per la riapertura, e ha dichiarato conclusa la messa in sicurezza degli spazi. Per verificare le condizioni in cui si trova la galleria, la settimana prossima effettueremo sopralluogo».

Per quanto riguarda invece il rilancio degli spazi e l’offerta dei privati? «Personalmente non sono d’accordo ad affidare il rilancio ad un consorzio privato, credo che attività del genere vadano affrontate attraverso la compartecipazione gestionale e l’attivazione di bandi pubblici. C’è pure da rilevare però, che si assiste a un rallentamento ulteriore a causa dello scontro politico, interno alla maggioranza, tra Alessandra Clemente e Sergio D’Angelo, patron di Gesco (gruppo in partnership con Leukos, per il project financing della Galleria Totò, ndr). Inoltre bisogna dire che l’assessore Clemente ha da tempo, la delega alla Galleria Principe di Napoli, ma alla fine la situazione resta sempre ferma al palo. La verità è che la maggioranza naviga a vista».

Venanzoni: c’è
un progetto
a cui l’assessorato
ha lavorato
l’anno scorso, ma è
praticamente
sparito

Parla di impasse rispetto al progetto di rilancio della Galleria Principe di Napoli, anche il consigliere comunale del Partito democratico, Diego Venanzoni. «Non riesco a comprendere come mai un progetto, a cui l’assessorato di Alessandra Clemente ha lavorato lo scorso anno, di questi tempi, è praticamente svanito nel nulla». Venanzoni si riferisce a un lavoro che «è stato effettuato proprio per l’assegnazione degli spazi della Galleria Principe. C’era un’idea abbastanza chiara su come attribuire gli spazi, una parte per eventi culturali, un’altra per l’installazione di un bar, di un caffè letterario. Tutto dalla forte connotazione sociale, giovanile e appunto culturale. Al riguardo ci sono atti deliberativi, studi di fattibilità, ma tutto è rimasto praticamente sospeso». «Questo, a riprova del fatto, che non c’è alcun tipo di programmazione. Lo stesso problema di impasse si registra con la riqualificazione del mercatino di Sant’Anna», conclude il consigliere di opposizione.