di Giancarlo Tommasone

Quattrocento unità più un’ammiraglia (come vedremo la Guardia costiera ne ha appena 25): è, o dovrebbe essere, la flotta partenopea salva-migranti che il sindaco di Napoli ha intenzione di presentare il prossimo 22 giugno (non si sa ancora dove), mentre esattamente una settimana prima, dovrebbe svolgersi, in mare, il «corteo per l’accoglienza». Le donazioni raccolte finora per l’armata arancione ammontano, secondo quanto ha dichiarato lo stesso primo cittadino, a 150mila euro. Ma, Capitan Giggino ha l’autorità di compiere missioni di salvataggio? Vogliamo dire: può, tecnicamente, andare a prendere i migranti dalle navi e condurli al «sicuro», nelle acque partenopee? Stylo24 ha rivolto questa ed altre domande a un ufficiale della Capitaneria di Porto di Napoli. Il graduato ha scelto di restare anonimo, per motivi di opportunità.
Partiamo dai numeri: su quante unità può fare affidamento la Capitaneria partenopea?
«Il nostro Corpo, relativamente alla Direzione marittima di Napoli (e quindi ci riferiamo a tutta la regione Campania), dispone attualmente di 25 unità, si tratta di motovedette. Sono circa 80 gli uomini imbarcati».
Da chi prendete le direttive?
«Nonostante il sindaco, e nel nostro caso, Luigi de Magistris, rivesta un ruolo apicale in materia di ordine pubblico in città, noi prendiamo direttamente ordini dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per il tramite del nostro Comando generale».
Di che organismo si tratta?
«Del Cogecap, vale a dire il Comando generale delle Capitanerie, che si occupa di coordinare le nostre uscite in ordine al flusso di migranti, naturalmente, per il tramite delle prefetture locali».

Un sindaco ha facoltà di organizzare servizio di soccorso in mare, rivolto ai migranti?
«Assolutamente no, tutto quello che ha dichiarato de Magistris attraverso organi di stampa, circa la volontà e la possibilità effettiva di organizzare un servizio del genere, è in contrapposizione con la legge».
Perché, il sindaco non può?
«Non può scavalcare le autorità marittime, e nel caso venisse compiuta tale azione (quella rivolta ai migranti, ndr), andrebbe in contrasto con una convenzione internazionale relativa al Sar: search and rescue (letteralmente ricerca e soccorso) in mare».
Cosa stabilisce la convenzione di ‘ricerca e soccorso’?
«Indica come le uniche componenti deputate e idonee a gestire emergenze del genere siano le Sale operative della Capitaneria. Quindi, una eventuale azione di soccorso da parte di de Magistris, rappresenterebbe una violazione di norme di diritto nazionale ed internazionale».
Quindi, sta dicendo che de Magistris non ha alcuna autorità per azioni di soccorso dei migranti in mare.
«E’ proprio così. Non ha alcuna autorità per farlo. Inoltre, il sindaco, dovesse portare avanti una azione del genere, andrebbe in contrasto anche con le autorizzazioni relative all’ingresso o all’uscita, di unità nel e dal porto di Napoli, area in cui, è bene sottolinearlo, la fascia tricolore non ha alcun tipo di competenza. Chi può decidere di far entrare o di fare uscire imbarcazioni con a bordo migranti, ma sempre sotto autorizzazione dei Ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti, per il tramite delle loro Segreterie, è la Capitaneria».
Ultimamente si tende a fare confusione tra migranti e naufraghi, può spiegarci la differenza, anche in base all’intervento da effettuare?
«Con migrante – uso la definizione ‘corrente’ – si indica la persona (nel nostro caso a bordo di una imbarcazione) che provenga da un Paese extracomunitario, interessato da una crisi (di varia natura); situazione che spinge il soggetto ad allontanarsene. Il naufrago è invece chi viene soccorso in mare, nel caso si verifichi una urgenza: siamo autorizzati a portare nel primo porto sicuro, esclusivamente il naufrago».