di Giancarlo Tommasone

Lo contattiamo telefonicamente per raccogliere la sua storia. Lui è figlio di un ex boss della camorra, che anni fa decise di passare dalla parte della giustizia e cominciò a collaborare.
Perché sei tornato in Campania?
«Circa sei mesi fa è terminato il periodo del programma di protezione a cui ero sottoposto, dopo che il mio secondo ricorso al tribunale competente in materia, era stato respinto. Ho dovuto lasciare la casa in cui mi trovavo e per necessità, visto che non avevo dove stare, né tantomeno entrate economiche, sono tornato nel posto in cui sono cresciuto».
E adesso come fai a vivere? Hai trovato una casa, un lavoro?
«No, sto vivendo una situazione molto difficile, pur essendo incensurato e non avendo mai avuto problemi di alcun tipo con la legge. Mi arrangio, vivo per strada e dormo dove capita. Ho deciso di tornare in Campania perché qui speravo di poter ricominciare, d’altronde dove stavo prima, durante il programma di protezione, per ovvi motivi, non ho voluto né potuto allacciare rapporti. Ho creduto che una volta tornato nella mia terra, la cosa sarebbe andata diversamente, ma mi sbagliavo, non è stato così».

La deposizione di un pentito di camorra in aula durante un processo

Oltre alla mancanza di lavoro e al supporto economico, problemi di non poco conto, a cosa devi fare fronte con la tua scelta?
«Ho paura per la mia incolumità e temo che qualcuno possa riconoscermi, collegarmi a mio padre e possa uccidermi».

Il giovane figlio del pentito di camorra è tornato a vivere in Campania da pochi mesi

E allora, se temi tutto questo, non sarebbe stato meglio, cercare di ricostruirti una vita lontano dalla Campania?
«Avrei voluto farlo, ho provato anche ad avviare un’attività grazie al sussidio per la protezione, ma economicamente le cose non sono andate come speravo».
Quindi durante il periodo del programma, hai avuto la possibilità di dare una svolta alla tua vita?
«Sì, ma lo ribadisco, non è andata come volevo che andasse. Adesso, so solo che ho paura».