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di Giancarlo Tommasone

Al momento manca all’appello una famiglia di rifugiati di origine africana formata da padre, madre, una bimba di cinque anni e un’altra di otto mesi: è dallo scorso novembre, come riportato in esclusiva da Stylo24, che il nucleo si è allontanato dal Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Mergellina.

Era stato dirottato
da Ercolano
presso
la struttura,
dove sono
alloggiati circa
200 uomini.
La situazione
si è fatta
da subito,
letteralmente
impraticabile
per i quattro

Erano destinatari insieme ad altre 12 persone di un progetto di accoglienza dello Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) e dovevano essere ospitati sul territorio di Ercolano. Ma alla fine i quattro, insieme ad altre famiglie (di cui una composta da due adulti e una bambina di cinque mesi) sono finiti nel Cas di Mergellina, dove la palese e insostenibile situazione di promiscuità ha fatto maturare alla famiglia con le due bambine piccole, la scelta di scappare dalla struttura. Soprattutto per tutelare la piccola di cinque anni.

C’è inoltre da aggiungere che il Cas in questione non dispone di una cucina per la preparazione del cibo, e quindi gli ospiti con i bambini non hanno avuto nemmeno la possibilità di scaldare un po’ di latte per i piccoli. Circostanza che cozza con i principi di un’accoglienza che può dirsi degna di questo nome.

Diversi gli interrogativi circa il caso sollevato da Stylo24, il primo di tutti è: gli organi preposti, Prefettura in primis, sono a conoscenza del fatto che un intero nucleo familiare di rifugiati sia scappato da un centro di accoglienza? Nel caso in cui ne fossero a conoscenza, ci si chiede: quali misure sono state messe in campo per rintracciare la famiglia fuggita dal Cas? C’è poi da domandarsi, come mai un nucleo con 2 bambine sia stato trasferito presso un centro in cui sono ospitati uomini adulti.

E poi, come mai, si è adottata la scelta del trasferimento a Napoli, visto che i rifugiati originariamente dovevano essere ospitati presso abitazioni del territorio comunale ercolanese? Gli organi preposti, ma anche le ditte che si sono aggiudicate la gara per la gestione e l’organizzazione dei servizi di accoglienza, si sono resi conti che nuclei con bambini piccoli non avrebbero dovuto essere trasferite presso strutture non proprio a misura di famiglia? Va da sé che qualsiasi forma di ricovero, che non sia adeguata al degno ricevimento, non fa altro che aumentare la sofferenza e lo stato di degrado dei rifugiati.

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