Allarme dei Revisori dei Conti: «Il Comune non riscuote i canoni delle luci cimiteriali»
Si parla di un danno erariale che supera i 10 milioni di euro. Sotto la luce d’ingrandimento finisce la perizia, grazie alla quale, si è stabilito il valore degli impianti: i famosi 7 milioni che il Comune dovrebbe versare ad Eav.

Luigi de Magistris, sindaco di Napoli
Luigi de Magistris, sindaco di Napoli

Un documento shock, che mette nero su bianco la gestione degli ultimi 30 anni del servizio luci votive dei cimiteri comunali di Napoli. Dieci pagine nelle quali il Collegio dei Revisori dei Conti di Palazzo San Giacomo lancia l’allarme per «la mancata riscossione dei canoni degli ultimi due anni» (poco più di sei milioni), dalla Selav, ditta che dal 2016 gestisce il servizio delle luci cimiteriali per conto del Municipio, così come dei 4 milioni di euro per il contributo dei vecchi impianti; di una gestione un po’ «allegra» dello stato di prorogatio della quale si è avvalsa Eav dal 2007 (data di scadenza della convenzione tra Comune e Ente autonomo volturno, che ha avuto origine nel 1987); della mancanza di un nulla osta per la gestione delle luci cimiteriale dall’87 al 2007, periodo nel quale l’Eav ha subappaltato ad una ditta privata, la Votiva Flamma, tutto il servizio; e di una determinazione “fuori mercato” della perizia, che ha stabilito il quantum rispetto al valore di mercato dei vecchi impianti. Per capire bene tutta la storia facciamo una breve cronistoria dei fatti.
Nel 1987 il Comune di Napoli affida all’Eav (società partecipata interamente della Regione Campania, dunque pubblica) la gestione degli impianti per le luci cimiteriali.
L’Eav subappalta il servizio alla Votiva Flamma, che fino al 2007 ha incassato i canoni delle luci votive. Nel 2007 arriva la naturale scadenza della concessione tra Comune ed Eav. Fino al 2014 si va avanti con proroghe di sei mesi, in sei mesi. Dopodiché non risulta più alcuna formalizzazione di proroga concessa.

La sede dell'Eav a Napoli
La sede dell’Eav a Napoli

Nel 2016 – quindi c’è un buco temporale di due anni – il Comune, dopo aver bandito una gara pubblica, affida alla ditta Selav il servizio. Ovviamente i vecchi impianti, per trent’anni gestiti da Eav devono ritornare al Comune. Nel 2012 il Municipio affida ad un tecnico la perizia per stabilire il valore dei suddetti impianti. Il Comune trova un accordo con Eav per il pagamento di 7 milioni di euro, per il riscatto degli impianti. Il Comune intanto, in un anno e mezzo non ha ancora sottoscritto il contratto con Selav e dunque non solo non ha riscosso 4 milioni dei 7 previsti per il costo degli impianti (che avrebbe pagato Selav), ma neanche i canoni 2016 e 2017.
Dulcis in fundo, il Comune sta pensando di ritirare la concessione a Selav, mentre la dirigente ad interim del servizio Cimiteri, Maria Aprea, con una nota del novembre 2017, ha messo in discussione la cifra stabilita per la perizia (che lo stesso comune aveva approvato nel 2016) e ha bloccato tutti i pagamenti.
Un vero e proprio giallo.
A premessa conclusa, cosa scrivono i Revisori dei Conti?
I tempi e le modalità del periodo di proroga. Innanzitutto chiedono chiarimenti all’amministrazione, relativamente al «lungo lasso di tempo, tra la scadenza naturale della concessione, luglio 2007, e l’aggiudicazione definitiva della nuova concessione, 1 agosto 2016. Per il regime di prorogatio, in cui l’Eav ha operato – spiegano i contabili del Comune – dalla data di scadenza della concessione e fino a giugno 2014, con proroga di sei mesi in sei mesi, da luglio 2014 ad oggi, non risulta allo stato alcuna formalizzazione della proroga della concessione». Nel documento si ricordano alcune osservazioni del segretario generale, allegate alla delibera di giunta comunale del 17 luglio 2014, con le quali si fa riferimento all’autorizzazione alla concessione della proroga: «Si ricorda che l’orientamento dell’autorità di vigilanza sui contratti pubblici chiarisce che la proroga è un istituto assolutamente eccezionale, ed in quanto tale, è possibile ricorrervi solo per le cause determinate da fattori che comunque non coinvolgono la responsabilità dell’amministrazione aggiudicatrice. La proroga quindi è teorizzabile ancorandola al principio di continuità dell’azione amministrativa, nei soli limitati ed eccezionali casi in cui, per ragioni obiettivamente non dipendenti dall’amministrazione, vi sia l’effettiva necessità di assicurare precariamente il servizio nelle more del reperimento di un nuovo contraente».
Il caso della perizia. «La non condivisione delle modalità e dei tempi previsti nella perizia di parte a firma del prof. Gagliardi, ai fini della determinazione del valore degli impianti» sottolineano i Revisori. «Il criterio adottato dal perito di parte del costo di ricostruzione non è condivisibile ed è notevolmente penalizzate per il Comune di Napoli. Come è possibile – si chiede il Collegio dei revisori – prendere il 2010 come anno medio di realizzazione dei beni trasferiti al Comune, se la concessione Eav-Comune di Napoli si riferisci al periodo 1987-2007?». «Il libro dei cespiti ammortizzabili – dicono i contabili – sarebbe stato lo strumento più giusto ed equo, per la determinazione del valore residuale del bene. Del resto anche il dirigente ad interim del servizio cimiteri (Maria Aprea, ndr) nella nota del 17/11/2017 riferisce che “sono in corso approfondimenti sulla valutazione operata per la determinazione del prezzo di che trattasi” e che “dai primi riscontri emersi a seguito delle attività di analisi effettuate si può ritenere, sebbene a livello ancora non ufficiale, che l’elaborato peritale da cui è scaturita l’indennità del riscatto risulta sovrastimato rispetto all’effettivo valore dei beni ceduti”».
Il subappalto. «L’articolo 11 della convenzione con l’Eav del 9 giugno 1987 prevedeva che “il servizio in parola non potrà essere dato in subconcessione sotto pena di decadenza. L’Eav avrà però facoltà di affidare la gestione dell’esercizio, a suo esclusivo rischio e pericolo a persone ed enti di sua fiducia previsto nulla osta del Comune di Napoli». «Allo stato – scrivono ancora i Revisori – non è dato rilevare alcun nulla osta del Comune di Napoli a favore della società Votiva Flamma. Si ritiene necessario e utile approfondire il ruolo della società Votiva Flamma (composizione della compagine sociale, modalità di affidamento del servizio alla Votiva Flamma, modalità di assunzione del personale e di acquisizione di beni servizi) verificandosi sostanzialmente il caso di trasferimento di risorse dal pubblico al privato».

Il cimitero monumentale di Poggioreale

A tutto questo si aggiunge «la mancanza del parere dell’avvocatura comunale della soluzione transattiva» con la quale si arriva ad ufficializzare la proposta dell’amministrazione ad Eav di 7 milioni di euro, come valore per riscattare i beni.
E ancora «la mancanza di chiarezza degli atti preparatori di gara» e infine, forse la cosa più grave di tutte, vista la situazione economica dell’Ente, «si registra – fanno sapere i Revisori del Comune – la mancata riscossione dei canoni 2016 e 2017 e del contributo degli impianti posto a carico della Selav, di euro 4 milioni (2 milioni e mezzo nel 2017 e 1 milioni e mezzo nel 2018). Con la preoccupazione che possa nascere «un rapporto conflittuale con la Selav».
Il Collegio chiude con un appunto mica da ridere: «Non si può non constatare, che il Comune di Napoli in trent’anni circa, dal 1987 anno di inizio della concessione, ad oggi, non sia riuscito a disporre di un’anagrafe utenti, che costituisce uno degli elementi fondamentali per la determinazione di un canone giusto ed equo per i cittadini napoletani».
Un rapporto, quello dei Revisori dei Conti, che fa luce su una gestione scellerata e poco chiara del servizio cimiteriale. Chissà cosa risponderà il Comune di Napoli a tutto ciò.