di Giancarlo Tommasone

Accuse per estorsione, usura, intestazione fittizia di beni e spaccio di sostanze stupefacenti. Reati commessi, in alcuni casi, con l’aggravante del metodo mafioso. Ventitré le misure cautelari emesse dalla Procura di Roma nell’ambito dell’operazione «Gramigna bis».

Nei fatti la prosecuzione delle indagini
che durante al scorsa estate avevano portato all’arresto
di 37 affiliati al famigerato clan dei Casamonica.

Siamo a Roma, zona orientale della città, nel blitz scattato ieri, sono stati coinvolti, oltre a elementi della cosca della Romanina, anche esponenti delle famiglie Spada e Di Silvio. Tra gli arrestati pure sette donne. Fondamentali per la ricostruzione dell’organigramma del clan e dei traffici illeciti praticati, le dichiarazioni di Debora Cerreoni e Massimiliano Fazzari.

La prima è una testimone di giustizia che,
in passato, si è unita in matrimonio, con rito rom,
a Massimiliano Casamonica.

E poi ha deciso di abbandonare il marito e la sua famiglia. Il secondo è un collaboratore di giustizia. Entrambi hanno descritto agli inquirenti i rapporti che il clan della zona orientale di Roma aveva intessuto con altre organizzazioni criminali, in particolare camorra e ’Ndrangheta. Cerreoni ha infatti riferito che il marito conoscesse bene Michele Senese. Sessantuno anni, originario di Afragola, nel 1982, Senese viene inviato da Carmine Alfieri nella Capitale.

L’obiettivo è duplice: fare da referente per la Nuova famiglia; cercare ed eliminare Vincenzo Casillo, vale a dire il capo in libertà della Nuova camorra organizzata, l’alter ego di Raffaele Cutolo. «Nel corso di un colloquio in carcere a Livorno – racconta Cerreoni ai magistrati il 18 luglio 2015 -, Massimiliano (vale a dire il marito della donna) mi ha presentato Michele Senese, che so essere un boss di una importante organizzazione criminale. So che Giuseppe Casamonica aveva invece rapporti anche con un certo Esposito Salvatore, detto Sasà, che per un periodo ho visto anche a Porta Furba (dove abitava con Casamonica Massimiliano), poi non l’ho più visto».

I rapporti tra Casamonica e Senese, e quindi
tra la famiglia malavitosa di etnia rom
e la camorra sarebbero consolidati, a rivelare
la circostanza è ancora Debora Cerreoni.

«Una volta ho sentito Liliana Casamonica dire che Michele Senese aveva avuto rapporti anche con Salvatore Casamonica (fratello di Massimiliano e Liliana) per questioni relative al traffico di sostanze stupefacenti. In particolare, Liliana, diceva che Salvatore aveva acquistato una partita di stupefacente da Michele Senese». Liliana, sottolinea Debora Cerreoni, «raccontava questa cosa con orgoglio, perché Michele Senese era notoriamente un personaggio di grosso calibro e i rapporti con soggetti del genere davano lustro ai Casamomica, perché dimostravano che erano ben inseriti nella malavita organizzata».

Michele Senese, boss napoletano di stanza a Roma

L’esistenza di rapporti tra Casamonica e altre organizzazioni malavitose, soprattutto per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti, è confermata anche dal collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari. Quest’ultimo, il 7 agosto del 2015, riferisce che aveva appreso dalla stessa Cerreoni, come i Casamonica, per la fornitura di cocaina si servissero pure di Michele Senese, e di altri soggetti calabresi e napoletani.